Film Storici
Norimberga, la vera storia di Douglas Kelley: lo psichiatra che studiò Göring e morì come lui

Al centro di Norimberga, il film del 2025 diretto da James Vanderbilt, non c’è l’aula del tribunale ma una cella: quella degli imputati nazisti. Il protagonista non è un giudice né un pubblico ministero, ma un psichiatra militare americano, Douglas Kelley, incaricato di capire se i gerarchi del Reich fossero pazzi o semplicemente uomini. È una storia vera, raccontata nel libro Il nazista e lo psichiatra di Jack El-Hai, e ha un epilogo che sembra scritto da un romanziere.
La vera storia: chi era Douglas Kelley
Douglas McGlashan Kelley nacque a Truckee, in California, l’11 agosto 1912, e morì a Berkeley il 1º gennaio 1958. Psichiatra e militare dell’esercito statunitense, durante la Seconda guerra mondiale si occupò dei soldati colpiti da stress da combattimento. Nel 1945 gli fu affidato un incarico senza precedenti: valutare il grado di lucidità mentale dei massimi esponenti del regime nazista prima che si sedessero sul banco degli imputati.
Kelley condusse i suoi colloqui a Bad Mondorf, in Lussemburgo, dove gli imputati erano detenuti in attesa del processo. Erano ventidue uomini, tra cui Hermann Göring, Rudolf Hess, Julius Streicher e Robert Ley. Il suo compito era duplice: stabilire se fossero in grado di sostenere il processo ed evitare che si togliessero la vita o crollassero prima dell’aula.
La conclusione scomoda di Kelley
Dei ventidue imputati, solo Robert Ley fu dichiarato incapace di intendere. Kelley concluse che gli altri non avevano alcuna patologia psichiatrica: erano, nelle sue parole, «semplicemente creature del loro ambiente, come tutti gli esseri umani». Una tesi che ancora oggi divide gli storici e che il film porta sullo schermo come nodo morale della vicenda.
Il Tribunale militare internazionale di Norimberga si aprì il 20 novembre 1945. Le condanne arrivarono il 1º ottobre 1946, e le esecuzioni erano fissate per il 16 ottobre 1946. Kelley riunì i suoi appunti in un libro, 22 Cells in Nuremberg, pubblicato nel 1947.
Göring e Kelley: cosa dicono le fonti storiche
Hermann Göring, ex comandante della Luftwaffe e secondo uomo del Reich, si era arreso alle forze americane il 7 maggio 1945. Con Kelley instaurò un rapporto ambivalente, fatto di colloqui civili e continue dimostrazioni di carisma e narcisismo. Il film costruisce su questo confronto gran parte della propria tensione drammatica.
Accanto a Kelley, nella realtà come sullo schermo, operava lo psicologo Gustave Gilbert, autore del Nuremberg Diary: fu lui a somministrare agli imputati i test di intelligenza con cui si misurò il quoziente di Göring, stimato attorno a 138.
Il finale: il cianuro di Göring e quello di Kelley
La notte tra il 15 e il 16 ottobre 1946, poche ore prima dell’impiccagione, Göring si suicidò ingerendo una capsula di cianuro che era riuscito a nascondere nonostante la sorveglianza. Le altre condanne a morte furono eseguite regolarmente.
La storia di Kelley non finisce lì. Tornato negli Stati Uniti, lo psichiatra si ammalò di depressione e di alcolismo. Il 1º gennaio 1958 a Berkeley, davanti alla moglie, al padre e ai suoi tre figli, si uccise ingerendo cianuro di potassio: lo stesso veleno che aveva tolto la vita a Göring. Il film chiude con questa rima tragica, resa da Rami Malek e Russell Crowe.
Chi era Howard Triest, l’interprete del film
Nel film un ruolo centrale spetta al sergente Howard «Howie» Triest, interpretato da Leo Woodall. Anche lui è un personaggio reale: un ebreo di origine tedesca emigrato negli Stati Uniti, che a Norimberga lavorava come interprete. I suoi genitori furono uccisi dai nazisti nel 1942, mentre la sorella minore riuscì a fuggire in Svizzera. La pellicola amplia il suo peso narrativo rispetto alla ricostruzione storica.
Cast del film Norimberga
- Russell Crowe — Hermann Göring
- Rami Malek — Douglas Kelley
- Leo Woodall — sergente Howard «Howie» Triest
- Michael Shannon — giudice Robert H. Jackson
- John Slattery — colonnello Burton Andrus
- Colin Hanks — Gustave Gilbert
- Richard E. Grant — sir David Maxwell Fyfe
- Lotte Verbeek — Emmy Göring
Regia e sceneggiatura sono di James Vanderbilt, alla sua seconda prova dietro la macchina da presa. Il film è uscito nelle sale italiane il 18 dicembre 2025, distribuito da Eagle Pictures, dopo l’anteprima mondiale al Toronto International Film Festival del settembre 2025.
Vero e fiction: cosa ha cambiato il film
La sceneggiatura resta fedele ai nodi storici — il processo, il suicidio di Göring, il destino di Kelley — ma li drammatizza. Vanderbilt comprime i tempi, costruisce un confronto quasi da duello psicologico tra lo psichiatra e il gerarca e introduce figure minori funzionali al racconto, come la giornalista Lila McQuaide e il conflitto diretto con il colonnello Andrus.
Il risultato è un film che non pretende di essere un documentario: la struttura del processo e il profilo dei protagonisti sono documentati, mentre i singoli scambi di battute e le scene private sono una ricostruzione. Chi vuole il quadro storico completo può affiancare alla visione il libro di Jack El-Hai e il Nuremberg Diary di Gilbert.
Domande frequenti
Norimberga è basato su una storia vera?
Sì. Il film adatta il saggio Il nazista e lo psichiatra di Jack El-Hai e racconta la vicenda reale di Douglas Kelley, psichiatra militare americano al processo di Norimberga.
Chi era Douglas Kelley nella realtà?
Un psichiatra e militare statunitense (1912-1958) incaricato di valutare la salute mentale di 22 gerarchi nazisti. Concluse che nessuno di loro, tranne Robert Ley, fosse affetto da patologie psichiatriche.
Come morì Douglas Kelley?
Si suicidò il 1º gennaio 1958 a Berkeley ingerendo cianuro di potassio, lo stesso veleno con cui Göring era sfuggito all’impiccagione nel 1946.
Howard Triest è esistito davvero?
Sì. Howard Triest fu davvero un interprete ebreo-tedesco emigrato negli Stati Uniti e impiegato a Norimberga; nel film il suo ruolo è però ampliato rispetto alla ricostruzione storica.
Cosa c’è di inventato nel film Norimberga?
La cornice storica è documentata, mentre i dialoghi, alcune scene private e alcuni personaggi minori sono frutto di drammatizzazione. Il film comprime inoltre i tempi reali del processo.
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