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La legge di Lidia Poët vera storia: chi era la prima avvocata d’Italia e cosa è vero nella serie

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La legge di Lidia Poët vera storia: chi era la prima avvocata d'Italia e cosa è vero nella serie

La legge di Lidia Poët è una serie televisiva italiana liberamente ispirata alla storia vera di Lidia Poët, la prima donna ammessa all’Ordine degli avvocati in Italia. Dopo il debutto su Netflix, la prima stagione è arrivata in chiaro su Rai 1 a settembre 2026, riportando il pubblico italiano davanti a una domanda semplice: quanto c’è di vero in quello che si vede sullo schermo?

La risposta breve è che la cornice storica è autentica — la Corte d’appello di Torino che annulla l’iscrizione all’albo, la sentenza della Cassazione, la Torino di fine Ottocento — mentre le indagini e alcuni personaggi sono invenzioni narrative. Ecco la vera storia, i fatti documentati e le differenze con la fiction.

Chi era Lidia Poët

Lidia Poët nacque il 26 agosto 1855 a Perrero, in provincia di Torino, in una famiglia valdese della Valle Germanasca. Il padre, Giovanni Pietro Poët, fu sindaco del paese per quasi trent’anni.

La sua strada verso il diritto non fu lineare. Dopo gli studi in Svizzera conseguì la patente di maestra e, in seguito, quella per insegnare inglese, tedesco e francese. Rimasta orfana, tornò a Pinerolo e proseguì gli studi: nel 1877 ottenne la licenza liceale a Mondovì e nel 1878 si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino, dopo aver abbandonato Medicina.

Si laureò il 17 giugno 1881 discutendo una tesi sulla condizione femminile nella società e sul diritto di voto alle donne. Fece poi pratica legale a Pinerolo presso l’avvocato e senatore Cesare Bertea e superò l’esame di abilitazione alla professione con il voto di 45/50.

1883: ammessa all’albo, poi cancellata

Il 9 agosto 1883 Lidia Poët divenne la prima donna ammessa all’Ordine degli Avvocati e Procuratori di Torino. La richiesta fu osteggiata da alcuni colleghi — tra cui Desiderato Chiaves e Federico Spantigati, che si dimisero per protesta — ma venne accolta anche grazie a chi ricordò che «a norma delle leggi civili italiane le donne sono cittadini come gli uomini».

La gioia durò poco. Il procuratore generale del Regno impugnò la decisione davanti alla Corte d’Appello di Torino, che l’11 novembre 1883 annullò l’iscrizione. Il 18 aprile 1884 la Cassazione confermò tutto con una sentenza che dichiarava che «la donna non può esercitare l’avvocatura», qualificando la professione forense come un «ufficio pubblico» precluso alle donne.

Le motivazioni della sentenza sono un documento dello spirito del tempo: si legge che era inopportuno che le donne si mescolassero «nello strepitio dei pubblici giudizi», che avrebbero potuto indossare la toga su abiti «strani e bizzarri» o persino indurre i giudici a favorire un’«avvocata leggiadra». Argomenti, come si vede, più sociali che giuridici.

Cosa fece Lidia Poët fino al 1920

Pur non potendo esercitare a pieno titolo, Lidia Poët non si fermò. Collaborò per circa 35 anni con lo studio del fratello Enrico Poët, occupandosi soprattutto dei diritti dei minori, degli emarginati e delle donne, e sostenendo la causa del suffragio femminile.

Fu una figura di primo piano nei Congressi Penitenziari Internazionali: partecipò al congresso di Roma del 1885, fu delegata a San Pietroburgo nel 1890 e nel 1895 il governo francese le conferì il titolo di Officier d’Académie per il lavoro svolto a Parigi. Diede contributi rilevanti alla nascita del moderno diritto penitenziario, promuovendo i tribunali per i minori e la riabilitazione dei detenuti attraverso educazione e lavoro.

Aderì dal 1903 al Consiglio Nazionale delle Donne Italiane e diresse i lavori della sezione giuridica nei congressi femminili italiani del 1908 e del 1914.

1920: l’iscrizione all’albo a 65 anni

La svolta arrivò con il cambiamento legislativo del 1919, che ammise le donne agli uffici pubblici. Nel 1920, all’età di 65 anni, Lidia Poët fu finalmente iscritta all’Ordine degli avvocati, diventando a tutti gli effetti la prima avvocata d’Italia. Morì il 25 febbraio 1949 a Diano Marina.

La serie: trama, cast e dove vederla

La legge di Lidia Poët è creata da Guido Iuculano e Davide Orsini e prodotta da Groenlandia (casa di produzione di Matteo Rovere), con regia di Matteo Rovere, Letizia Lamartire, Pippo Mezzapesa e Jacopo Bonvicini. La serie è composta da 3 stagioni per un totale di 18 episodi da circa 50 minuti.

La trama parte proprio dal cuore della vicenda storica: Torino, 9 novembre 1883, quando una sentenza della Corte d’appello dichiara illegittima l’iscrizione di Lidia all’albo. Senza soldi ma piena di orgoglio, Lidia trova lavoro nello studio del fratello Enrico mentre prepara il ricorso.

Il cast principale:

  • Matilda De Angelis nel ruolo di Lidia Poët
  • Eduardo Scarpetta nei panni di Jacopo Barberis
  • Pier Luigi Pasino in quelli di Enrico Poët
  • Sara Lazzaro come Teresa Barberis
  • Sinéad Thornhill come Marianna Poët
  • Gianmarco Saurino come Pierluigi Fourneau
  • Ninni Bruschetta come Giovanni Cantamessa
  • Liliana Bottone come Grazia Fontana

Le tre stagioni sono uscite su Netflix: la prima il 15 febbraio 2023, la seconda il 30 ottobre 2024 e la terza il 15 aprile 2026. La serie ha vinto il Nastro d’argento Grandi Serie come miglior serie televisiva crime.

Quando va in onda in chiaro

La prima stagione è arrivata in chiaro su Rai 1 a settembre 2026, con due episodi a serata in tre prime serate evento: i primi due appuntamenti sono andati in onda martedì 1° settembre e martedì 8 settembre 2026. Gli ultimi due episodi, inizialmente previsti per mercoledì 9 settembre sempre su Rai 1, sono stati spostati a venerdì 11 settembre 2026 su Rai 3.

Le stagioni complete restano comunque disponibili on demand su Netflix.

Cosa è vero e cosa è fiction

La serie è dichiaratamente liberamente ispirata alla biografia di Lidia Poët: il contesto, la città, la sentenza e il pregiudizio giuridico sono reali e documentati. La fiction aggiunge però la dimensione investigativa e alcuni personaggi.

  • Vero: la cancellazione dall’albo dell’11 novembre 1883 e la conferma della Cassazione del 1884
  • Vero: la collaborazione trentennale con lo studio del fratello Enrico
  • Vero: la figura di Cesare Bertea, avvocato e senatore presso cui Lidia fece pratica
  • Vero: l’iscrizione all’albo solo nel 1920, a 65 anni, dopo la legge del 1919
  • Fiction: l’impianto da giallo con indagini e casi da risolvere, funzionale al racconto televisivo ma non alla biografia documentata
  • Fiction: il personaggio di Jacopo Barberis, giornalista interpretato da Eduardo Scarpetta, e gran parte delle trame secondarie

Domande frequenti

La legge di Lidia Poët è una storia vera?

Sì, nella cornice storica: Lidia Poët è esistita davvero ed è stata la prima donna ammessa all’albo degli avvocati in Italia. La serie però è «liberamente ispirata» e romanza diversi elementi, in particolare le indagini e alcuni personaggi.

Chi era Lidia Poët?

Avvocata italiana nata a Perrero il 26 agosto 1855 e morta a Diano Marina il 25 febbraio 1949. La prima donna a entrare nell’Ordine degli avvocati in Italia e una figura chiave nella storia del diritto penitenziario e dell’emancipazione femminile.

Perché a Lidia Poët fu cancellata l’iscrizione all’albo?

Perché la professione forense veniva considerata un «ufficio pubblico», e l’ammissione delle donne agli uffici pubblici doveva essere esplicitamente prevista dalla legge. La Corte d’Appello di Torino annullò l’iscrizione l’11 novembre 1883 e la Cassazione confermò nel 1884.

Quando è entrata Lidia Poët nell’Ordine degli avvocati?

Nel 1920, a 65 anni, dopo l’approvazione della legge del 1919 che ammise le donne agli uffici pubblici.

Quando va in onda La legge di Lidia Poët su Rai 1?

La prima stagione è andata in chiaro su Rai 1 a settembre 2026, con due episodi a serata. Gli ultimi due episodi sono stati trasmessi venerdì 11 settembre 2026 su Rai 3. Tutte le stagioni sono su Netflix.

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