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The Swedish Connection: la vera storia di Gösta Engzell, il burocrate che salvò migliaia di ebrei

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The Swedish Connection: la vera storia di Gösta Engzell, il burocrate che salvò migliaia di ebrei

Arrivato su Netflix il 19 febbraio 2026, The Swedish Connection racconta una delle pagine meno note della Seconda guerra mondiale: la storia vera di Gösta Engzell, il funzionario del ministero degli Esteri svedese che, senza mai imbracciare un’arma, contribuì a salvare migliaia di ebrei dalla Shoah. Una battaglia combattuta con timbri, visti e cavilli burocratici, tra gli archivi di Stoccolma.

Diretto da Thérèse Ahlbeck e Marcus Olsson (anche autori della sceneggiatura), il film svedese — titolo originale Den svenska länken — è interpretato da Henrik Dorsin nei panni di Engzell, con Sissela Benn e Jonas Karlsson. Ma quanto di quello che vediamo sullo schermo è realmente accaduto?

La storia vera dietro The Swedish Connection: chi era Gösta Engzell

Nato a Halmstad il 14 febbraio 1897, Gösta Engzell era un giurista di carriera. Dopo gli studi a Stoccolma e una lunga gavetta nei tribunali, nel 1938 venne nominato direttore generale e capo del dipartimento legale del ministero degli Esteri svedese: un ufficio che gestiva tutte le questioni di visti e immigrazione. Nello stesso anno rappresentò la Svezia alla conferenza di Évian, convocata dalle democrazie occidentali per discutere l’accoglienza dei rifugiati ebrei in fuga dalla Germania nazista.

La verità, però, è che in quegli anni la Svezia non mostrò alcun interesse particolare per gli ebrei perseguitati: il dipartimento di Engzell aveva ricevuto istruzioni precise per evitare che gli ebrei entrassero nel Paese. Il film non nasconde questa zona d’ombra, mostrando un funzionario inizialmente remissivo, poco considerato dai superiori e relegato in un ufficio seminterrato.

Il punto di svolta: l’incontro con Gillel Storch

Nella realtà, il cambiamento di Engzell ha una data precisa: il 7 settembre 1942. Quel giorno il diplomatico incontrò Gillel Storch, un profugo lettone che lo informò in dettaglio sulla situazione sempre più drammatica degli ebrei nei territori occupati dalla Germania. Fu quell’incontro a trasformare Engzell da burocrate ligio al dovere in uno degli artefici silenziosi del salvataggio.

Nel film, la scintilla morale è invece la giovane collaboratrice Rut Vogl, interpretata da Sissela Benn: una funzionaria di origini tedesche che spinge Engzell a riesaminare le domande di visto archiviate. È una delle principali compressioni narrative operate da Ahlbeck e Olsson: anni di lavoro e diverse figure reali vengono condensati in un piccolo gruppo di personaggi, per rendere più immediata una storia che si svolge quasi interamente tra scrivanie e protocolli.

Quello che il film non dice: i fatti reali

Dopo il 1942, Engzell iniziò a spingere per un’interpretazione estensiva delle norme: chiunque avesse anche un lontano legame con la Svezia — un parente, un vincolo giuridico — poteva ottenere il visto. In particolare, fece rilasciare passaporti svedesi agli ebrei danesi nati in Svezia e alle loro famiglie, e promosse iniziative simili per gli ebrei norvegesi, allora minacciati dalle deportazioni verso Auschwitz.

Il momento decisivo arrivò nell’autunno del 1943, quando i nazisti progettarono la deportazione di circa 8.000 ebrei danesi. Il 2 ottobre 1943 il governo svedese annunciò ufficialmente la disponibilità ad accogliere tutti gli ebrei danesi: nei giorni successivi circa 7.200 persone vennero traghettate clandestinamente in Svezia attraverso l’Öresund, grazie soprattutto ai pescatori danesi. Un’operazione resa possibile anche dal lavoro diplomatico preparatorio di Engzell.

Nel 1944, inoltre, Engzell collaborò con i diplomatici svedesi a Budapest, tra cui Carl Ivan Danielsson e Per Anger, che con i celebri passaporti protettivi salvarono migliaia di ebrei ungheresi dall’Olocausto. Secondo le stime dell’Institute for the Study of Rescue and Altruism in the Holocaust, Engzell e il suo staff contribuirono direttamente e indirettamente al salvataggio di 30.000-40.000 persone: una cifra che alcuni storici invitano a maneggiare con cautela, ma dietro la quale c’è un contributo reale e documentato.

Cast e personaggi di The Swedish Connection

  • Henrik Dorsin — Gösta Engzell, il burocrate eroe silenzioso
  • Sissela Benn — Rut Vogl, la giovane funzionaria che scuote l’ufficio
  • Jonas Karlsson — Staffan Söderström, il segretario di gabinetto che preferisce non irritare la Germania
  • Thérèse Ahlbeck e Marcus Olsson — registi e sceneggiatori

FAQ

The Swedish Connection è basato su una storia vera?

Sì, il film è ispirato alla vicenda reale di Gösta Engzell, capo del dipartimento legale del ministero degli Esteri svedese, che durante la Seconda guerra mondiale usò visti e cavilli burocratici per contribuire al salvataggio di migliaia di ebrei.

Quanti ebrei ha salvato Gösta Engzell?

Le stime dell’Institute for the Study of Rescue and Altruism in the Holocaust parlano di 30.000-40.000 vite salvate direttamente e indirettamente da Engzell e dal suo staff, una cifra che alcuni storici ridimensionano ma che resta ancorata a un contributo reale e documentato, soprattutto per gli ebrei danesi e norvegesi.

Chi era Gillel Storch?

Un profugo lettone che il 7 settembre 1942 incontrò Engzell e lo informò sulle persecuzioni degli ebrei nei territori occupati: nella realtà fu uno dei fattori decisivi della svolta del diplomatico svedese.

Rut Vogl è un personaggio reale?

Nel film è la giovane funzionaria che spinge Engzell ad agire. La sua figura condensa narrativamente la svolta morale del 1942: nella realtà il ruolo di testimone-chiave fu svolto da Gillel Storch, mentre il lavoro di Engzell coinvolse un intero gruppo di funzionari.

Dove vedere The Swedish Connection?

Il film è disponibile su Netflix dal 19 febbraio 2026 in Italia, in lingua originale con doppiaggio e sottotitoli.

Guarda il trailer italiano:

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