Film Storici
Io sono ancora qui: la vera storia di Rubens ed Eunice Paiva dietro il film premio Oscar

Io sono ancora qui (Ainda Estou Aqui, 2024), il film di Walter Salles premiato con l’Oscar 2025 come miglior film internazionale, è andato in onda ieri sera in prima serata su Rai 3. La pellicola racconta una vicenda dolorosissima e reale: la sparizione di Rubens Paiva, ex deputato brasiliano arrestato dalla dittatura militare nel 1971, e la battaglia della moglie Eunice Paiva per ottenere verità e giustizia. Ecco chi erano davvero i protagonisti e cosa è accaduto nella storia vera.
La storia vera: chi era Rubens Paiva
Rubens Beyrodt Paiva era un ingegnere civile, laureato all’Università Mackenzie di San Paolo, che nel 1962 venne eletto deputato federale per lo Stato di San Paolo nelle file del Partito Laburista Brasiliano. Entrato in carica nel febbraio 1963, perse tutto dopo il colpo di Stato del 31 marzo 1964, che aprì la stagione della dittatura militare brasiliana: il suo mandato fu revocato e i suoi diritti politici sospesi.
Costretto a lasciare il Paese, Rubens visse un breve esilio tra Jugoslavia e Parigi, per poi rientrare in Brasile dopo circa nove mesi. Si stabilì con la famiglia a Rio de Janeiro, dove tornò a lavorare come ingegnere civile. Dietro una vita apparentemente normale, continuava però ad aiutare oppositori del regime e attivisti costretti all’esilio, mantenendo contatti che lo rendevano inviso agli apparati di sicurezza. Fu anche tra i fondatori del quotidiano Jornal de Debates.
Il 20 gennaio 1971: l’arresto in casa
La mattina del 20 gennaio 1971 alcuni uomini armati, che si dichiararono membri dell’aeronautica militare, irruppero nella casa della famiglia Paiva a Rio de Janeiro. Rubens venne prelevato davanti alla moglie e ai figli con il pretesto di un interrogatorio: non fece mai più ritorno.
Anche Eunice Paiva fu arrestata in quella circostanza e tenuta in isolamento per dodici giorni. Con lei fu trattenuta per 24 ore la figlia Eliana, allora quindicenne. Madre e figlia vennero interrogate negli stessi locali del DOI-CODI, il centro dove il regime torturava i detenuti politici: raccontarono di aver visto sangue e il pau de arara, il bastone usato per le sevizie, e di aver sentito le urla dei prigionieri.
Il corpo di Rubens Paiva non è mai stato ritrovato. Solo decenni dopo, grazie ai lavori della Commissione Nazionale per la Verità (2011-2014), le testimonianze di un medico dell’esercito e di ex ufficiali hanno ricostruito la verità: Rubens morì tra il 21 e il 22 gennaio 1971, ucciso dalle torture subite in una caserma dell’esercito. I responsabili furono denunciati ma non sono mai stati puniti. Lo Stato brasiliano consegnò alla famiglia il certificato di morte solo nel 1996, venticinque anni dopo la sparizione.
La battaglia di Eunice Paiva
Il film di Walter Salles non è però la storia di un uomo scomparso: è soprattutto il ritratto di una donna che si è rifiutata di sparire a sua volta. Dopo l’arresto e l’isolamento, Eunice Paiva dovette crescere da sola i cinque figli e, nello stesso tempo, cercare per anni una risposta ufficiale sulla sorte del marito.
Decise di ricostruirsi una vita: riprese gli studi, si laureò in legge e diventò un’avvocata impegnata nella difesa dei diritti umani e, in particolare, dei diritti delle popolazioni indigene brasiliane. Eunice è morta il 13 dicembre 2018, senza vedere il film dedicato alla sua storia.
Proprio per questo il titolo Io sono ancora qui ha un doppio significato: da un lato è la promessa di presenza che Eunice fa alla figlia nel giorno dell’arresto del marito, dall’altro racconta la sua capacità di continuare a esistere come persona, madre e professionista dopo che la violenza politica aveva distrutto l’equilibrio della famiglia.
Le differenze tra il film e la storia vera
Il film è tratto dal memoir omonimo di Marcelo Rubens Paiva (2015), uno dei cinque figli di Rubens ed Eunice: non è quindi una ricostruzione esterna da cronaca, ma la rielaborazione di una memoria familiare. Gli elementi fondamentali — l’arresto, la detenzione di Eunice, la sparizione forzata, la lunga attesa e il certificato di morte del 1996 — sono tutti reali.
Le differenze principali sono di struttura, non di contenuto: Walter Salles comprime anni di vicenda in pochi passaggi decisivi e lascia volutamente fuori molte spiegazioni istituzionali per mantenere il punto di vista della famiglia. Nella prima parte lo spettatore sa quasi quanto Eunice e i figli: vede Rubens portato via e deve convivere con informazioni incomplete, esattamente come accadde nella realtà. Il regista, tra l’altro, conosceva la famiglia da bambino: da piccolo era vicino di casa dei Paiva.
Cast del film
- Fernanda Torres: Eunice Paiva da adulta (Golden Globe 2025 come migliore attrice in un film drammatico, candidatura all’Oscar)
- Selton Mello: Rubens Paiva
- Fernanda Montenegro: Eunice Paiva anziana (madre nella vita reale di Fernanda Torres)
- Walter Salles: regista
Il film ha vinto l’Osella per la migliore sceneggiatura alla Mostra del Cinema di Venezia 2024 e l’Oscar 2025 come miglior film internazionale.
FAQ
Io sono ancora qui è una storia vera?
Sì. Il film racconta la vicenda reale della famiglia Paiva: l’arresto e la morte di Rubens Paiva sotto la dittatura militare brasiliana e la battaglia della moglie Eunice per la verità.
Cosa è successo a Rubens Paiva?
Fu prelevato da casa il 20 gennaio 1971 da uomini della dittatura. Le ricostruzioni della Commissione per la Verità hanno stabilito che morì tra il 21 e il 22 gennaio 1971 per le torture subite in una caserma. Il suo corpo non è mai stato ritrovato.
Eunice Paiva fu arrestata?
Sì, insieme alla figlia quindicenne Eliana. Eunice restò in isolamento per dodici giorni e fu interrogata negli stessi locali del DOI-CODI dove venivano torturati i prigionieri.
Il film è tratto da un libro?
È tratto dal memoir del figlio Marcelo Rubens Paiva, pubblicato nel 2015 con lo stesso titolo.
Quanto ha aspettato la famiglia per il certificato di morte?
Il certificato di morte di Rubens Paiva fu consegnato a Eunice solo nel 1996, venticinque anni dopo la sparizione.
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