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Rapina a Stoccolma: la vera storia dietro il film con Ethan Hawke e le differenze con la realtà

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Rapina a Stoccolma: la vera storia dietro il film con Ethan Hawke e le differenze con la realtà

Rapina a Stoccolma (titolo originale Stockholm, in alcuni paesi The Captor) è il film del 2018 scritto e diretto da Robert Budreau, con Ethan Hawke, Noomi Rapace e Mark Strong. La pellicola si presenta come una storia vera “assurda”: ed è davvero ispirata a un caso criminale autentico, la rapina di Norrmalmstorg del 1973, passata alla storia come l’episodio da cui nacque l’espressione “sindrome di Stoccolma”. Ma quanto c’è di vero nel film? E cosa è stato cambiato per il cinema?

La vera storia della rapina di Norrmalmstorg

Tutto comincia il 23 agosto 1973, nella filiale della Kreditbanken in piazza Norrmalmstorg, nel cuore di Stoccolma. Jan-Erik Olsson, criminale già condannato e in libertà temporanea dal carcere, entra armato in banca, spara e prende in ostaggio quattro dipendenti: Birgitta Lundblad, Elisabeth Oldgren, Kristin Ehnmark e Sven Säfström. Nell’intervento successivo all’allarme, un agente di polizia resta ferito a una mano.

Le richieste di Olsson sono precise: tre milioni di corone svedesi, armi, giubbotti antiproiettile, un’automobile e la liberazione di Clark Olofsson, suo amico e compagno di carcere. Il ministro della Giustizia Lennart Geijer autorizza l’ingresso di Olofsson in banca, nella speranza che possa mediare. È la prima rapina nella storia svedese seguita in diretta dalla televisione: per sei giorni l’intero paese segue l’assedio.

La vicenda si conclude il 28 agosto 1973, quando la polizia irrompe con i gas lacrimogeni: Olsson si arrende e nessun ostaggio rimane ucciso. È dopo questo caso che il criminologo svedese Nils Bejerot conia l’espressione “sindrome di Stoccolma” per descrivere il legame di solidarietà che gli ostaggi avevano sviluppato verso i rapinatori.

Le differenze tra il film e la realtà

Il film di Robert Budreau non è una ricostruzione fedele. I nomi sono cambiati: il rapinatore interpretato da Ethan Hawke si chiama Lars Nystrom, non Jan-Erik Olsson, e anche gli ostaggi sono ribattezzati. Il tono è da commedia criminale con venature romantiche: il rapporto tra il rapinatore e l’impiegata di banca interpretata da Noomi Rapace viene amplificato e reso ambiguo, mentre nella realtà la dinamica era più complessa e meno romanzata.

La solidarietà degli ostaggi verso i sequestratori, però, è documentata: Kristin Ehnmark, durante l’assedio, parlò al telefono con il premier Olof Palme dichiarando di fidarsi dei rapinatori. Il film prende questo nucleo di verità e lo trasforma in una storia “assurda”, come la definì lo stesso regista, tra ironia e tensione. Cambiano anche dinamiche e tempi della rapina: la compressione narrativa sacrifica i dettagli reali dell’assedio a favore del ritmo cinematografico.

Cast e personaggi

  • Ethan Hawke – Lars Nystrom, rapinatore ispirato a Jan-Erik Olsson
  • Noomi Rapace – l’impiegata di banca che lega con il rapinatore, ispirata a Kristin Ehnmark
  • Mark Strong – il detective che conduce le trattative
  • Christopher Heyerdahl, Bea Santos, Thorbjørn Harr – il resto del cast

Il film, prodotto da Blumhouse, è stato presentato in anteprima al Tribeca Film Festival il 19 aprile 2018 ed è uscito nelle sale statunitensi il 12 aprile 2019.

Domande frequenti

Rapina a Stoccolma è basato su una storia vera?
Sì, è liberamente ispirato alla rapina di Norrmalmstorg del 23-28 agosto 1973, con molte licenze narrative: nomi, rapporti tra i personaggi e tono sono romanzati.

Chi era il vero rapinatore?
Jan-Erik Olsson, criminale in libertà temporanea dal carcere, che tenne in ostaggio quattro impiegati della Kreditbanken e chiese la liberazione di Clark Olofsson.

Quanti erano gli ostaggi nella rapina vera?
Quattro dipendenti della banca: Birgitta Lundblad, Elisabeth Oldgren, Kristin Ehnmark e Sven Säfström.

Perché si chiama sindrome di Stoccolma?
Il termine fu coniato dal criminologo Nils Bejerot durante il caso, per descrivere la solidarietà sviluppata dagli ostaggi verso i sequestratori.

Come finisce la rapina vera?
Dopo sei giorni la polizia irrompe con i gas lacrimogeni: Olsson si arrende e nessun ostaggio rimane ucciso.

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