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Il Gattopardo: la vera storia dietro il film di Visconti e il principe di Salina

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Il Gattopardo: la vera storia dietro il film di Visconti e il principe di Salina

Il Gattopardo, capolavoro di Luchino Visconti del 1963 con Burt Lancaster, Alain Delon e Claudia Cardinale, è uno dei film più celebri della storia del cinema italiano. Ma quanto c’è di vero nella storia raccontata? Il principe di Salina è davvero esistito? La risposta è sì: il protagonista è ispirato a una figura storica reale, il principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa, bisnonno dello scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore del romanzo da cui il film è tratto.

La vera storia del principe di Salina

Il principe Fabrizio Corbera di Salina, interpretato da Burt Lancaster, è la trasposizione letteraria di Giulio Fabrizio Tomasi, VIII principe di Lampedusa, vissuto tra il 1813 (Palermo) e il 1885 (Firenze). Nobile, grande di Spagna e pari di Sicilia, il principe reale fu anche un appassionato astronomo: un dettaglio che il romanzo e il film non mancano di ricordare, facendo osservare le stelle al protagonista.

La vicenda si svolge in Sicilia tra il 1860 e il 1862, durante il passaggio dal Regno borbonico delle Due Sicilie al Regno d’Italia. Sullo sfondo ci sono eventi storici veri: lo sbarco di Giuseppe Garibaldi a Marsala (11 maggio 1860), la spedizione dei Mille e la fine del dominio borbonico sull’isola.

Nel film, il nipote Tancredi (Alain Delon) si arruola tra i garibaldini e pronuncia la frase più famosa del romanzo: «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». Una sintesi perfetta della strategia dell’aristocrazia siciliana: allearsi con i vincitori pur di conservare i propri privilegi.

Il romanzo: un capolavoro rifiutato e pubblicato postumo

Il Gattopardo è l’unico romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, scritto negli ultimi anni di vita dell’autore. Il manoscritto fu rifiutato da Mondadori, Einaudi e Longanesi, e venne pubblicato solo dopo la morte dello scrittore (avvenuta nel 1957) da Feltrinelli, nel 1958. L’anno successivo il libro vinse il Premio Strega e divenne uno dei maggiori successi editoriali del dopoguerra italiano.

La tenuta di Donnafugata, cuore della seconda parte del racconto, corrisponde nella realtà ai feudi di Ciminna, Palma di Montechiaro e Santa Margherita di Belìce, tra Palermo e Agrigento.

Il film di Visconti: Palma d’oro a Cannes

I diritti cinematografici furono acquistati da Goffredo Lombardo per la Titanus. Visconti, che aveva già raccontato il Risorgimento in Senso (1954), accettò subito. Il risultato fu un kolossal di 205 minuti nella copia di lavorazione, presentato al Festival di Cannes in una versione da 195 minuti: al 16º Festival di Cannes del 1963 il film vinse la Palma d’oro come miglior film. Ricevette anche una candidatura all’Oscar per i migliori costumi (di Piero Tosi).

Le musiche sono di Nino Rota, la fotografia di Giuseppe Rotunno, la sceneggiatura porta le firme di Suso Cecchi D’Amico, Pasquale Festa Campanile, Enrico Medioli e Massimo Franciosa.

Le differenze tra il film e il romanzo

Il film resta fedele allo spirito del libro ma introduce differenze importanti. La più evidente riguarda il finale: nel romanzo la storia prosegue fino al 1883, con la morte del principe, e racconta anche gli ultimi anni della figlia Concetta. Visconti, invece, chiude il film con la celebre scena del ballo a Palazzo Gangi di Palermo, che da sola occupa circa un terzo della pellicola. La scelta rende il valzer finale il simbolo del tramonto di un’intera classe sociale, quella dei «leoni e gattopardi», sostituiti da «sciacalli e iene».

Altra differenza: il personaggio di Angelica (Claudia Cardinale), figlia dell’arrampicatore don Calogero Sedàra (Paolo Stoppa), ha nel film un ruolo più ampio, mentre la sequenza del picnic prima dell’arrivo a Donnafugata è volutamente ispirata da Visconti al dipinto Colazione sull’erba di Claude Monet.

Curiosità: un futuro Terence Hill tra i comprimari

Nel cast del film compaiono, in ruoli minori, due futuri divi del cinema italiano: Mario Girotti, che di lì a poco diventerà famoso come Terence Hill (conte Cavriaghi), e Giuliano Gemma (un generale garibaldino). Nel ruolo del cavaliere Chevalley c’è l’attore inglese Leslie French, mentre il colonnello Pallavicino è Ivo Garrani.

Il film è stato restaurato in HD e 4K dalla Cineteca di Bologna, che ne ha recuperato anche la versione integrale più lunga, restituendo al pubblico la durata originaria voluta da Visconti.

Cast principale

  • Burt Lancaster: Fabrizio Corbera, principe di Salina
  • Claudia Cardinale: Angelica Sedàra
  • Alain Delon: Tancredi Falconeri
  • Paolo Stoppa: don Calogero Sedàra
  • Rina Morelli: principessa Maria Stella di Salina
  • Romolo Valli: padre Pirrone
  • Serge Reggiani: don Ciccio Tumeo
  • Ivo Garrani: colonnello Pallavicino
  • Leslie French: cavaliere Chevalley
  • Mario Girotti (Terence Hill): conte Cavriaghi

Domande frequenti

Il principe di Salina è esistito davvero?
Sì, il personaggio è ispirato al principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa (1813-1885), bisnonno dell’autore del romanzo, vissuto davvero a Palermo.

Quando è ambientato Il Gattopardo?
La storia si svolge in Sicilia tra il 1860 e il 1862, durante il passaggio dal Regno borbonico al Regno d’Italia, sullo sfondo della spedizione dei Mille di Garibaldi.

Il Gattopardo ha vinto la Palma d’oro?
Sì, il film di Visconti vinse la Palma d’oro come miglior film al Festival di Cannes del 1963.

Il film è diverso dal romanzo?
Sì, soprattutto nel finale: il romanzo arriva fino alla morte del principe (1883), mentre il film si chiude con la celebre scena del ballo.

Chi è l’autore del romanzo Il Gattopardo?
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che lo scrisse negli ultimi anni di vita; il libro fu pubblicato postumo nel 1958 e vinse il Premio Strega nel 1959.

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