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Film Crime

Il Falsario: la vera storia di Tony Chichiarelli tra caso Moro e rapina da 35 miliardi

La vera storia di Tony Chichiarelli, il falsario della Banda della Magliana dietro il film Netflix Il Falsario: caso Moro, rapina da 35 miliardi alla Brink’s e morte misteriosa.

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Il Falsario: la vera storia di Tony Chichiarelli tra caso Moro e rapina da 35 miliardi

Il Falsario (in inglese The Big Fake) è il film Netflix diretto da Stefano Lodovichi, uscito il 23 gennaio 2026 con Pietro Castellitto protagonista. La pellicola è ispirata alla vita di Antonio “Toni” Chichiarelli, uno dei falsari più celebri della storia italiana: un artista che finì per falsificare non solo quadri e documenti, ma pezzi di storia del Paese.

Chi era Tony Chichiarelli

Antonio Giuseppe Chichiarelli nasce nel 1948 a Rosciolo dei Marsi, frazione di Magliano dei Marsi in provincia dell’Aquila, in Abruzzo, in una famiglia umile e onesta. Da bambino perde i fratellini e poi la madre: cresce in collegio, dove il talento per disegno e pittura emerge subito. A 18 anni si arruola negli Alpini, sviluppando anche una passione per le armi.

Negli anni Settanta si trasferisce a Roma e vive di espedienti: scippi, truffe, ricettazione. Colleziona arresti, ma in carcere incontra Danilo Abbruciati, futuro leader della Banda della Magliana. Quell’incontro gli cambia la vita: entra nel giro di droga, rapine e riciclaggio, si avvicina alla Cosa Nostra e al clan dei marsigliesi, e il suo nome compare anche vicino a personaggi coinvolti nel fallito Golpe Borghese del 1970.

Nel 1977 conosce Chiara Zossolo, gallerista d’arte che diventerà sua moglie: con lei inizia a produrre falsi d’autore perfetti, immessi nel mercato nero con grande successo.

Il caso Moro e il falso comunicato

Il nome di Chichiarelli resta legato soprattutto al caso Moro. Secondo diverse ricostruzioni, sarebbe lui l’autore dei comunicati delle Brigate Rosse diffusi durante il sequestro: documenti che depistarono forze dell’ordine e opinione pubblica prima di essere scoperti come falsi.

Il caso più emblematico è il Comunicato N.7 del 18 aprile 1978, un dattiloscritto impeccabile che annunciava il ritrovamento del corpo di Aldo Moro al Lago della Duchessa. Migliaia di agenti cercarono il corpo invano, mentre i veri rapitori osservavano la scena. Nei processi emerse che Chichiarelli aveva creato il falso usando una macchina da scrivere proveniente dal suo negozio di copertura: non è mai stato stabilito ufficialmente chi lo assoldò, ma molti puntano ai servizi segreti “deviati”.

Nel film, il misterioso “Il Sarto” interpretato da Claudio Santamaria è proprio la personificazione cinematografica di questi servizi deviati.

La rapina del secolo alla Brink’s Securmark

Nel 1984 Chichiarelli torna alla ribalta con la cosiddetta “rapina del secolo”. Tra il 23 e il 24 marzo 1984, mentre Roma è invasa dal maxi-corteo contro il governo Craxi, la sua banda preleva 35 miliardi di lire dal caveau della Brink’s Securmark, un deposito valori legato agli affari non proprio limpidi del banchiere Michele Sindona. Secondo alcune testimonianze dello stesso Chichiarelli il bottino potrebbe essere stato anche superiore, forse più di 50 miliardi.

Come nel film, il falsario lasciò indizi studiati per depistare gli investigatori: polaroid di Aldo Moro durante la prigionia, bossoli e simboli delle Brigate Rosse. Per molti, proprio quelle fotografie erano il vero obiettivo della rapina: una sorta di “assicurazione” per ricordare a chi comandava che lui conosceva i segreti dello Stato.

La morte di Chichiarelli

A differenza del finale del film, la realtà non prevede alcuna fuga. Il 28 settembre 1984, sei mesi dopo la rapina, Tony Chichiarelli viene ucciso a 36 anni in un agguato mentre torna a casa con la nuova compagna e il figlio appena nato. L’uomo viene colpito sei volte; la donna sopravvive, il bambino resta illeso. Il killer non è mai stato identificato e sul corpo non venne nemmeno eseguita l’autopsia. Con lui sono finiti sottoterra, probabilmente, molti segreti degli anni di piombo.

Le differenze tra film e realtà

Il film si apre con la scritta “falsamente ispirato a una storia vera” e prende molte libertà narrative. La differenza più grande è il finale: nel film Toni mette in scena uno scambio d’identità e scappa con Donata, lasciando morire al suo posto l’amico traditore Vittorio. Nella realtà Chichiarelli non scappò: fu eliminato con un’esecuzione da professionisti.

Reale, invece, è il ritratto di un uomo doppio: informatore dei servizi, sodale della Magliana, frequentatore di ambienti dell’estrema sinistra e dell’estrema destra. Un camaleonte politico capace di muoversi tra mondi che ufficialmente si odiavano.

Cast del film

  • Pietro Castellitto – Toni Chichiarelli
  • Claudio Santamaria – Il Sarto
  • Giulia Michelini – Donata
  • Edoardo Pesce – Balbo
  • Andrea Arcangeli – Don Vittorio
  • Pierluigi Gigante – Fabione
  • Aurora Giovinazzo – Virginia
  • Fabrizio Ferracane – Zù Pippo
  • Mattia Carrano – Sansiro

La sceneggiatura è firmata da Sandro Petraglia, con la consulenza storica di Miguel Gotor, ed è tratta dal libro Il Falsario di Stato. Il film dura 1 ora e 50 minuti.

FAQ

Il Falsario è una storia vera?

Il film è ispirato alla vita di Antonio “Toni” Chichiarelli, falsario romano legato alla Banda della Magliana, ma si dichiara “falsamente ispirato” a una storia vera e prende diverse libertà narrative, soprattutto nel finale.

Cosa c’entra Chichiarelli con il caso Moro?

Secondo le ricostruzioni giudiziarie sarebbe l’autore del falso Comunicato N.7 del 18 aprile 1978, che indicava il corpo di Aldo Moro al Lago della Duchessa, depistando le indagini durante il sequestro.

Quanto è stato il bottino della rapina alla Brink’s?

La rapina alla Brink’s Securmark di Roma (23-24 marzo 1984) fruttò circa 35 miliardi di lire; secondo alcune testimonianze dello stesso Chichiarelli, forse più di 50.

Come muore Tony Chichiarelli nella realtà?

Viene ucciso il 28 settembre 1984 a Roma, sei mesi dopo la rapina, in un agguato. Il killer non è mai stato identificato.

Chi ha scritto Il Falsario?

La regia è di Stefano Lodovichi, la sceneggiatura di Sandro Petraglia con la consulenza storica di Miguel Gotor; il film è tratto dal libro Il Falsario di Stato.

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