Film Storici
Il prigioniero (El cautivo): la vera storia di Cervantes ad Algeri, cosa è vero e cosa inventa il film
Il prigioniero (El cautivo) di Amenábar racconta i cinque anni di Cervantes ad Algeri: cosa è vero, cosa il film inventa e chi era il bey Hasán.

La galea Sol lasciò Napoli nel settembre 1575 con a bordo un soldato spagnolo di ventotto anni, reduce da Lepanto e con la mano sinistra inservibile. Si chiamava Miguel de Cervantes. Non rivide la patria per altri cinque anni: al largo delle coste catalane i corsari lo presero, e ad Algeri cominciò per lui la vicenda che Alejandro Amenábar racconta in Il prigioniero (El cautivo).
Il film è uscito nelle sale italiane mercoledì 10 giugno 2026 con Lucky Red, dopo la prima mondiale al Toronto International Film Festival e il passaggio al Torino Film Festival. In Spagna ha superato i 5 milioni di euro di incassi ed è rimasto tra i titoli più visti del 2025. Cervantes ha il volto di Julio Peña, il bey Hasán quello di Alessandro Borghi; nel cast anche Miguel Rellán, Fernando Tejero, Luis Callejo e Roberto Álamo.
Chi era Cervantes nel 1575
Nato ad Alcalá de Henares nel 1547, figlio di un chirurgo con pochi mezzi, Miguel aveva lasciato casa per fare il soldato. Il 7 ottobre 1571 si trovava a Lepanto, sulla galea La Marquesa: era febbricitante, rifiutò di restare sotto coperta e si batté sul ponte. Tre ferite, una alla mano sinistra, che restò bloccata per sempre. Lui ne faceva un vanto, e in mezza Italia lo chiamavano el manco de Lepanto.
Quattro anni dopo tornava in Spagna con lettere di raccomandazione di don Giovanni d’Austria, convinto di strappare un comando di compagnia. Quelle carte, cucite nelle vesti, le trovarono i pirati. Per i mercanti di schiavi di Algeri diventarono una specie di certificato di valore: quel prigioniero valeva molto più degli altri.
La cattura: Arnaut Mami e la galea Sol
All’assalto comandava Arnaut Mami, corsaro albanese passato alla flotta ottomana. Con Miguel c’era il fratello minore Rodrigo, preso nello stesso scontro. I due furono portati ad Algeri e venduti: Miguel al capitano che l’aveva catturato, Rodrigo a un altro padrone. Si sarebbero ritrovati solo anni dopo, entrambi liberi per riscatto.
Ad Algeri la prigione era un mercato. I baños, i recinti dove finivano i cristiani, ospitavano migliaia di uomini in attesa che qualcuno pagasse. A trattare i riscatti erano soprattutto i frati trinitari e i mercedari, che viaggiavano con casse di monete e liste di nomi. Chi non veniva riscattato restava schiavo per anni, o per sempre.
Quattro fughe, nessuna riuscita
Il primo tentativo è del 1576: una guida moresca promise di portarlo a Orano, poi lo piantò in mezzo al deserto e tornò indietro. Miguel rientrò da solo, a piedi, e si prese la punizione al posto dei compagni. La stessa scena si sarebbe ripetuta altre tre volte, sempre con lo stesso finale: accuse tutte sue, nessun nome fatto sotto tortura.
Nell’ottobre del 1579 provò l’ultima carta, comprando un’imbarcazione con l’aiuto di un mercante di Maiorca. Un traditore avvertì il bey, il piano saltò e Cervantes finì in catene nel baño del palazzo. Aveva passato quattro anni a organizzare evasioni che non erano mai partite davvero.
La grotta del 1577
L’episodio più famoso è quello della caverna. Tra febbraio e settembre 1577 Cervantes nascose una dozzina di compagni in un antro fuori Algeri, il Jardín de la Cueva, e acquistò una barca per raggiungere la costa spagnola. Per mesi portò viveri di nascosto, di notte, rischiando il palo a ogni viaggio.
Il piano crollò quando un prigioniero rivelò tutto al bey. Hasán fece svuotare la grotta e, secondo i resoconti raccolti per la sua causa di beatificazione, risparmiò il capo: «Purché tenga la testa, non mi importa che perda un braccio». La frase gira da secoli, e non è mai stata smentita.
Hasán, il bey che lo comprò
Il Hasán del film, interpretato da Alessandro Borghi, è un uomo colto e inquieto, capace di ascoltare storie. Lo Hasán storico era un rinnegato di origine veneziana, al governo di Algeri dal 1577 al 1580, ricordato dalle fonti cristiane come uno dei padroni più duri della città. Comprò Cervantes alla fine del 1577 e per mesi lo tenne incatenato, convinto che valesse una fortuna e che andasse conservato integro.
Qui Il prigioniero prende la sua libertà maggiore. L’affinità intellettuale tra i due, i racconti serali, la curiosità del bey per la letteratura spagnola: nulla di tutto ciò ha un riscontro documentario. Sono invenzioni coerenti, non fatti. La Storia registra un rapporto di proprietà, con catene e trattative, e un prigioniero che conosceva bene la lingua e i costumi dei suoi carcerieri.
Il riscatto del 1580
A pagare fu la famiglia, con l’aiuto dei trinitari. La madre, Catalina de Cortinas, mise insieme la somma vendendo parte della propria dote e raccogliendo prestiti; la raccolta durò anni. Nel 1580, dopo cinque anni esatti di cattività, la cifra arrivò ad Algeri e Cervantes poté imbarcarsi.
Tornò in Spagna con una mano rotta, un fratello da riscattare a sua volta e nessun impiego. Scrisse La Galatea nel 1585, poi finì a fare il commissario alle vettovaglie e il esattore, con due scomuniche e un periodo in carcere per irregolarità nei conti. Il Don Chisciotte arrivò nel 1605, quando aveva cinquantotto anni.
Cosa il film inventa e cosa la storia conferma
I fatti di base sono veri: la cattura del 1575, i cinque anni di prigionia, le quattro fughe fallite, il bey veneziano, il riscatto del 1580. Il film li comprime e li sposta, come sempre accade quando la Storia diventa drammaturgia.
- Il racconto come salvezza. Nessun documento dice che Cervantes intrattenesse i compagni con storie in cella. Il regista prende un dato della sua opera e lo trasforma in scena.
- Il rapporto con Hasán. La stima reciproca è una lettura psicologica. Le fonti parlano di un padrone che lo teneva in catene e di un prigioniero che rischiava la vita per fuggire.
- La fuga finale. Nella realtà non ci fu nessuna evasione riuscita: la libertà arrivò con il denaro, non con un colpo di mano.
- I tempi. Il film concentra la vicenda in poche settimane. Tra la cattura e il rilascio passarono cinque anni, con quattro piani e tre tradimenti.
Il prigioniero dentro il Don Chisciotte
Dell’Algeria Cervantes scrisse molto. El trato de Argel e Los baños de Argel portano in scena i recinti degli schiavi, i rinnegati, le messe clandestine. Nella prima parte del Don Chisciotte, ai capitoli 39-41, un capitano racconta la propria prigionia: è la Historia del cautivo, il pezzo in cui molti studiosi leggono l’esperienza diretta dell’autore.
Anche la figura di Hasán finisce nei libri. Il bey compare come personaggio in più opere cervantine, sempre crudele e sempre imprevedibile. Il cinema ha fatto il resto: nel 2026 la prigionia algerina è diventata un film da festival, con due attori giovani in primo piano e un’isola di finzione dentro una biografia documentata.
Domande frequenti
Il prigioniero è tratto da una storia vera?
Sì. Il film segue la prigionia di Miguel de Cervantes ad Algeri tra il 1575 e il 1580, con luoghi e personaggi realmente esistiti.
Cervantes tentò davvero la fuga quattro volte?
Sì. I tentativi documentati sono quattro, tra il 1576 e l’ottobre 1579. Nessuno andò a buon fine e in ogni caso lui si addossò la colpa.
Chi era Hasán, il bey di Algeri?
Un rinnegato di origine veneziana, al governo della città dal 1577 al 1580. Comprò Cervantes e lo tenne prigioniero fino al riscatto.
Quando è uscito in Italia?
Mercoledì 10 giugno 2026, distribuito da Lucky Red, dopo la prima mondiale a Toronto e il passaggio al Torino Film Festival.
Il finale del film corrisponde alla realtà?
No. La libertà non arrivò con un’evasione, ma con il riscatto pagato dalla famiglia e dai frati trinitari nel 1580.
Film Storici3 anni agoOrdinary angels, la storia vera e gli errori nel film
Film Storici1 anno ago1917 spiegato: comprendi il finale del film
Film Storici3 anni agoI Sopravvissuti della Storia: Confronto tra il Vero e il Rappresentato a Hollywood
Film Crime3 anni agoBandit: Storia e Cinematografia a Confronto
Film Storici2 anni agoUnsung Hero, la vera storia dietro il film
Film Storici3 anni agoLettere Maligne: Confronto tra la Storia e Hollywood
Film Storici3 anni agoRe Artù: La Vera Storia rispetto alla Hollywood cinematografica
Film Storici3 anni agoSalvate il Soldato Ryan, storia vera, errori nel film e confronto











