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Film Crime

Monster La storia di Lizzie Borden spiegazione finale: è colpevole? Cosa è vero e cosa no

Monster: La storia di Lizzie Borden su Netflix, la vera storia del 4 agosto 1892, il processo e la spiegazione del finale: cosa è vero e cosa ha inventato la serie.

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Monster La storia di Lizzie Borden spiegazione finale: è colpevole? Cosa è vero e cosa no

Il 4 agosto 1892, a Fall River, Massachusetts, Andrew Borden e la moglie Abby vengono trovati morti in casa. Il padre è sul divano del salotto, il cranio sfondato. La matrigna è di sopra, tra il letto e il comò. L’arma non si trova. La figlia minore, Lizzie, ha 32 anni e da quel giorno diventa il nome più famoso d’America: la sua storia torna oggi in Monster: La storia di Lizzie Borden, quarta stagione dell’antologia Netflix di Ryan Murphy e Ian Brennan, online dal 17 settembre 2026.

La serie è una ricostruzione, non un documentario. Mescola fatti documentati, personaggi realmente esistiti e licenze narrative dichiarate dalla produzione. Qui sotto la vera storia, il processo, la spiegazione del finale e, soprattutto, cosa Netflix ha inventato.

La vera storia di Lizzie Borden: cosa accadde il 4 agosto 1892

La famiglia Borden viveva in una palazzina modesta di Second Street. Andrew era uno degli uomini più ricchi della città, proprietario di banche, terreni e fattorie, ma imponeva in casa un risparmio ai limiti della grettezza: niente acqua corrente, niente bagno, niente carrozza. In casa c’erano anche Emma, la sorella maggiore, 41 anni, e da poco la domestica irlandese Bridget Sullivan, che la serie ribattezza Maggie.

Abby non era la madre di Lizzie, ma la matrigna: Andrew si era risposato dopo la morte di Sarah Morse, e le due sorelle non avevano mai accettato quelle nozze. All’origine del rancore c’erano soprattutto i soldi. Andrew aveva regalato una casa alla sorella di Abby, mentre alla famiglia negava qualsiasi spesa. Poi il furto di alcuni gioielli in una casa chiusa a doppia mandata: il padre ritirò la denuncia dicendo di sapere chi fosse il ladro, senza mai fare nomi.

La filastrocca americana dice 40 colpi alla matrigna e 41 al padre. L’autopsia racconta altro: 19 per Abby, una decina per Andrew. Il resto lo fece la leggenda, con i bambini che cantavano quei versi per strada mentre il processo era ancora in corso.

Il processo del 1893: assolta in novanta minuti

Lizzie venne arrestata nell’agosto 1892 e processata dal 5 giugno 1893 a New Bedford, non a Fall River. La giuria era composta solo da uomini, perché le donne in Massachusetts non potevano farne parte. Il 20 giugno 1893, dopo circa 90 minuti di camera di consiglio, il verdetto: non colpevole. Nessuna prova materiale reggeva, il movente restava debole, la sua versione dei fatti tenne in aula.

Bridget Sullivan, la domestica, testimoniò di essere stata in casa e di non aver sentito nulla. Le prove erano fragili: l’accetta senza manico trovata in cantina, un vestito bruciato giorni dopo l’omicidio, un alibi costruito. Il caso è ufficialmente irrisolto: nessuno ha mai pagato per quel duplice omicidio.

Cosa è vero e cosa ha inventato Netflix

La parte storica tiene: il delitto, il processo, l’assoluzione, i rapporti di forza in famiglia, la rabbia femminile repressa in una società vittoriana. Le invenzioni sono altrettanto nette e la produzione le ha ammesse.

La più evidente è la relazione sentimentale tra Lizzie e la domestica: non esiste alcuna prova storica, è una scelta narrativa. Nella serie la domestica si chiama Maggie, mentre nella realtà si chiamava Bridget Sullivan. Anche Aileen Wuornos, interpretata da Sarah Paulson, non ha mai incrociato Lizzie Borden: le separano quasi cento anni e nulla indica che la vera Wuornos fosse ossessionata dal caso Borden. È un innesto tematico voluto da Murphy, che collega la rabbia delle donne attraverso i secoli, con uno sguardo anche all’indietro fino a Elizabeth Báthory.

Dopo l’assoluzione la serie resta invece fedele. Lizzie e Emma comprano Maplecroft, una casa più grande e prestigiosa, e Lizzie comincia a farsi chiamare Lizbeth. La rottura tra le sorelle avvenne davvero: Emma se ne andò nel 1905 e non tornò più. Bridget, nella realtà, si trasferì nel Montana, dove si sposò nel 1905. Lizzie morì a Fall River il 1° giugno 1927.

La spiegazione del finale: Lizzie è colpevole?

Il processo si chiude nel penultimo episodio con l’assoluzione, fedele alla storia. La serie però non lascia dubbi: secondo il racconto di Murphy e Brennan, Lizzie e Maggie hanno ucciso Andrew e Abby, hanno bruciato gli abiti sporchi di sangue e si sono costruite un alibi. In aula a salvarla sono la sua capacità di sostenere la propria versione, le prove fragili e la lealtà di Emma.

Poi il lungo dopo. Nel 1911, la notte di Halloween, Lizzie incontra una bambina travestita da lei e la schiaffeggia. In città trova un libro che la dà per assassina e bambini con asce giocattolo che cantano la filastrocca. Emma ne ha abbastanza e se ne va. Maggie lascia un matrimonio in cui era trattata da serva e torna da Lizzie, decisa a non nascondersi più. Su suo consiglio, Lizzie va nel bosco a chiedere perdono a Dio.

L’ultima scena è di Aileen Wuornos: prima dell’esecuzione chiede che venga suonata Carnival di Natalie Merchant, poi, dopo l’iniezione letale, riapre gli occhi e trova Lizzie e Maggie ad aspettarla. «Tutto è perdonato. Tutto è compreso», le dice Lizzie. Nelle parole di Brennan, «in un certo senso Lizzie ha un lieto fine e Aileen no». Le due donne non si sono mai incontrate nella realtà: è il punto in cui la serie si stacca del tutto dalla cronaca.

Cast e personaggi reali di Monster: La storia di Lizzie Borden

  • Ella Beatty è Lizzie Borden. È la figlia di Warren Beatty e Annette Bening, diplomata alla Juilliard nel 2022.
  • Vicky Krieps è Bridget «Maggie» Sullivan, la domestica di casa Borden.
  • Charlie Hunnam è Andrew Borden, il padre ucciso.
  • Rebecca Hall è Abby Borden, la matrigna.
  • Billie Lourd è Emma Borden, la sorella maggiore.
  • Sarah Paulson è Aileen Wuornos, serial killer giustiziata nel 2002.
  • Jessica Barden è Nance O’Neil, l’attrice che nella serie affianca Lizzie.
  • Joey Pollari è lo zio John Morse, fratello della madre di Lizzie e per un periodo sospettato.

La regia è di Max Winkler per la maggior parte degli episodi, con Sarah Adina Smith al quarto e al sesto. Gli otto episodi sono disponibili su Netflix dal 17 settembre 2026.

Domande frequenti

Lizzie Borden era davvero colpevole?

Non lo sappiamo. Venne assolta il 20 giugno 1893 e il caso è tecnicamente irrisolto: nessuna prova materiale la collegava direttamente ai delitti. La serie sceglie la tesi della colpevolezza, ma è una ricostruzione drammaturgica, non una sentenza storica.

Quanti colpi ricevettero Andrew e Abby Borden?

La filastrocca parla di 40 e 41 colpi. L’autopsia ne contò molti meno: 19 alla matrigna e circa 10 al padre.

Lizzie e la domestica avevano una relazione?

No, non c’è alcuna prova storica. La relazione con la domestica ribattezzata Maggie è un’invenzione della serie.

Perché in Monster appare Aileen Wuornos?

Per collegare la rabbia femminile di epoche diverse, dalla fine dell’Ottocento ai primi anni Duemila. La vera Wuornos non si interessò mai al caso Borden: le due storie non si sono incrociate nella realtà, ed è la serie a metterle in contatto.

Che fine fece Lizzie Borden dopo il processo?

Restò a Fall River, comprò con la sorella la casa Maplecroft e si fece chiamare Lizbeth. Emma la lasciò nel 1905. Lizzie morì nel 1927, ancora circondata dal sospetto della città.

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