Film Storici
Storia di una ladra di libri è una storia vera? Cosa c’è di vero
Il film di Brian Percival del 2013 è tratto dal romanzo di Markus Zusak, che lo ha definito «5% vero e 95% inventato». Reali il rogo dei libri del 1933, la Notte dei Cristalli e i racconti della madre dell’autore su Monaco bombardata. Nel cast Sophie Nélisse, Geoffrey Rush ed Emily Watson.

Nel 2013 arriva nelle sale un romanzo che in Italia molti conoscono come La bambina che salvava i libri. Brian Percival lo porta sullo schermo con il titolo Storia di una ladra di libri: 130 minuti, Sophie Nélisse, Geoffrey Rush ed Emily Watson. La domanda che arriva subito è sempre la stessa: è una storia vera?
La risposta è netta. Markus Zusak, scrittore australiano nato a Sydney nel 1975, ha detto che il suo libro è 5% vero e 95% inventato. Il resto nasce dai racconti di famiglia: madre tedesca, padre austriaco, entrambi emigrati in Australia alla fine degli anni Cinquanta. Due ricordi della madre sono diventati scene del film.
La trama in breve
Siamo nella Germania nazista, poco prima dello scoppio della guerra. Liesel Meminger ha nove anni e viene affidata a Hans e Rosa Hubermann, nel paese di Molching, che non esiste. Il padre adottivo le insegna a leggere; la madre adottiva è dura, ma non cattiva. In cantina i due nascondono Max Vandenberg, un giovane ebreo in fuga.
Intorno a Liesel ci sono Rudy Steiner, il vicino che sogna di correre come Jesse Owens, e Ilsa Hermann, la moglie del sindaco, che le apre la biblioteca di casa. Il film segue gli anni tra 1939 e 1943, fino al raid aereo che cambia tutto.
I due ricordi che hanno originato il libro
In un’intervista a BookPage Zusak ha raccontato le due storie che lo hanno segnato. La prima riguarda Monaco bombardata: «Tutto era rosso, il cielo era in fiamme», gli diceva la madre. La seconda è più dura: la madre vide degli ebrei portati via verso Dachau. Un ragazzo corse a dare un pezzo di pane a un uomo; un soldato frustò sia l’uomo sia il ragazzo.
Da qui nasce l’episodio di Hans Hubermann che offre il pane a un prigioniero sotto gli occhi dei soldati. Nel film la scena costa caro alla famiglia: Hans viene punito, Max capisce che la sua presenza è pericolosa e lascia la casa. Il gesto è inventato nei dettagli, l’immagine di partenza è reale.
Il rogo dei libri del 10 maggio 1933
Il rogo che Liesel vede non è un’invenzione. Il 10 maggio 1933, in decine di città tedesche, gruppi di studenti e militanti nazisti bruciarono libri considerati «anti-tedeschi». A Berlino, in Opernplatz, finirono sul fuoco circa 25.000 volumi. Tra gli autori banditi c’erano Einstein, Freud, Brecht e Heinrich Mann.
Nel film Liesel si avvicina al rogo e recupera un volume ancora integro. È il suo primo vero furto. La scena condensa un fatto storico documentato e un gesto privato: la propaganda voleva cancellare i libri, la bambina li rimette in circolo.
La Notte dei Cristalli e l’ebreo in cantina
Max arriva dopo la Notte dei Cristalli, tra il 9 e il 10 novembre 1938. In quelle ore in Germania e Austria vennero distrutte sinagoghe, negozi e abitazioni ebraiche; decine di migliaia di persone furono arrestate. Il padre di Max aveva salvato la vita a Hans durante la Prima guerra mondiale, e quel debito diventa un rifugio.
La cantina, le provviste contate, la paura di ogni passo sulle scale: sono dettagli inventati ma coerenti con le storie di chi nascose ebrei in quegli anni. Il film non mostra un campo di concentramento, sceglie l’attesa e il silenzio. La storia vera resta sullo sfondo, mai come documentario.
La Gioventù hitleriana e Rudy che imita Jesse Owens
Liesel e Rudy entrano nella Gioventù hitleriana, che dal 1936 era diventata obbligatoria per i ragazzi tedeschi. Rudy si sporca la faccia di carbone e corre sulla pista del paese per imitare Jesse Owens, che alle Olimpiadi di Berlino 1936 vinse quattro ori. Il padre lo trascina via: non è un gioco, è una provocazione.
La scena funziona perché tiene insieme ammirazione e paura. Owens era l’atleta nero che aveva umiliato la teoria della superiorità ariana davanti a Hitler. Rudy non capisce la politica, capisce la velocità. Il romanzo e il film usano quella distanza per mostrare quanto poco i bambini avessero gli strumenti per leggere il presente.
Cosa cambia il film rispetto al romanzo
Il film è fedele nella struttura, meno nei dettagli. La voce narrante è la Morte, come nel libro: in originale la doppia Roger Allam, attore visto anche ne Il Trono di Spade. Il romanzo però è pieno di storie illustrate dentro la storia, piccoli libri che Liesel scrive e riceve; il film le taglia quasi tutte.
Nel libro il finale arriva fino alla vecchiaia di Liesel, in Australia, e la Morte racconta la sua morte da anziana. Il film comprime: dopo la guerra Liesel ritrova Max, la voce fuori campo chiude il cerchio e lascia il resto all’immaginazione. Cambia anche il peso di Ilsa Hermann, qui più funzionale alla trama e meno ambigua.
Il finale spiegato
Il raid aereo su Molching arriva senza preavviso, di notte. Liesel è in cantina, sta scrivendo. Le bombe colpiscono Himmelstrasse e uccidono Hans, Rosa e Rudy. Quando la bambina risale, trova il vicinato distrutto e i corpi delle persone che ama. È il punto più duro del film, e non è un colpo di scena: è la conseguenza della guerra totale.
Anni dopo, Max torna e la abbraccia. La Morte chiude con una riflessione sulle parole: le stesse che hanno salvato Liesel dai roghi e dalla propaganda. Il messaggio non è consolatorio. Il film dice che le storie possono resistere, non che possono proteggere tutti.
Il cast principale
- Sophie Nélisse: Liesel Meminger
- Geoffrey Rush: Hans Hubermann
- Emily Watson: Rosa Hubermann
- Nico Liersch: Rudy Steiner
- Ben Schnetzer: Max Vandenberg
- Roger Allam: voce della Morte
- Brian Percival: regia
Dove è stato girato
Le riprese sono iniziate a marzo 2013 negli Studio Babelsberg di Potsdam, in Germania. Il film è uscito negli Stati Uniti l’8 novembre 2013 in distribuzione limitata, poi in sala dal 15 novembre; in Italia è arrivato il 27 marzo 2014. Il budget era di 19 milioni di dollari, gli incassi hanno superato i 76 milioni.
La colonna sonora è di John Williams e ha ricevuto una nomination all’Oscar, oltre a candidature a Golden Globe e BAFTA. Sophie Nélisse aveva tredici anni sul set: il suo premio al Satellite come rivelazione è uno dei pochi riconoscimenti artistici del film.
Domande frequenti
Storia di una ladra di libri è una storia vera?
No. È l’adattamento del romanzo di Markus Zusak, che parla di personaggi inventati. Sono reali il contesto storico, il rogo dei libri del 1933, la Notte dei Cristalli e i racconti della madre dell’autore.
Chi racconta la storia nel film?
La Morte, come nel romanzo. In lingua originale ha la voce di Roger Allam; la narrazione accompagna Liesel dall’infanzia alla vecchiaia.
Come finisce Storia di una ladra di libri?
Un raid aereo distrugge Himmelstrasse e uccide Hans, Rosa e Rudy. Liesel si salva perché è in cantina. Dopo la guerra ritrova Max.
Il film è fedele al libro?
Sì nella linea principale, meno nei dettagli. Mancano le storie illustrate scritte dai personaggi e il finale del romanzo, che segue Liesel fino alla vecchiaia in Australia.
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