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Raygun, la vera storia dietro Breaking Badly su Netflix

Rachael Gunn, la B-girl Raygun: cosa c’è di vero nel documentario Netflix Breaking Badly, dalla qualificazione olimpica del 2023 al ritiro del 2024.

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Raygun, la vera storia dietro Breaking Badly su Netflix

Il 1 settembre 2026 Netflix ha pubblicato "Untold: Raygun: Breaking Badly", documentario di 72 minuti sulla B-girl australiana Rachael Gunn. La sua gara di breaking alle Olimpiadi di Parigi 2024 si è chiusa con zero punti in tre battle su tre. Da lì sono partiti meme, accuse e teorie del complotto.

Il film è diretto dai fratelli Chapman e Maclain Way, già autori di Wild Wild Country. Ricostruisce la vicenda con materiali d’archivio e testimonianze dirette. Quanto di quello che è stato detto su Raygun è vero? Ecco i fatti, uno per uno.

Chi è Rachael Gunn: dottorato, cattedra e breakdance

Rachael Louise Gunn è nata a Hornsby, sobborgo a nord di Sydney, il 2 settembre 1987. Da bambina ha studiato ballo da sala, tip tap e danza jazz, poi nel 2009 si è laureata in musica contemporanea alla Macquarie University.

Nel 2017 ha completato il dottorato in studi culturali con una tesi sulla scena breakdance di Sydney. Oggi insegna alla Facoltà di Arti della Macquarie University. La breaking è entrata nella sua vita grazie al marito Samuel Free, conosciuto all’università nel 2008 e sposato nel gennaio 2018.

Gareggia con il nome d’arte Raygun. Nel 2022 era seconda nella classifica australiana delle B-girl, nel 2023 è salita al primo posto. Sempre nel 2023 ha vinto l’Oceania Breaking Championship a Sydney, conquistando il pass per i Giochi.

Parigi 2024: cosa è successo davvero

La gara femminile di breaking si è disputata il 9 agosto 2024 a La Concorde 1, a Parigi. Raygun è finita nel girone con Logistx (Stati Uniti), Syssy (Francia) e Nicka (Lituania).

Ha perso tutte e tre le battle chiudendo sul 18-0 complessivo, con zero punti in classifica e fuori dalla fase a gironi. Il titolo olimpico è andato alla giapponese Ami Yuasa (B-Girl Ami), l’argento alla lituana Nicka, il bronzo alla cinese 671.

I suoi passi, dal salto del canguro allo spruzzatore, sono diventati virali in poche ore. Il documentario li rimette nel contesto dei 200 giorni di preparazione che li avevano preceduti.

Le accuse di nepotismo e la petizione: cosa è falso

Dopo Parigi è circolata la voce che Samuel Free fosse giudice della qualificazione olimpica e che avesse favorito la moglie. Falso: nella giuria del torneo di qualificazione non c’era nessun australiano, e la selezione è stata ratificata da nove giudici internazionali indipendenti. Le regole in vigore erano le stesse di Parigi 2024, con gara aperta a tutti.

Una petizione su Change.org, indirizzata al premier Anthony Albanese e al Comitato Olimpico Australiano, ha chiesto di dichiarare Raygun e la capo delegazione Anna Meares responsabili di "condotta non etica". Il presidente del Comitato Olimpico Australiano Matt Carroll l’ha definita bullismo e diffamazione. La petizione è stata rimossa il 15 agosto 2024.

Anche Albanese ha difeso la B-girl: «Raygun ci ha provato: buon per lei». Il capo dei giudici Martin Gilian ha spiegato che passi come quello del canguro sono coerenti con lo spirito della disciplina, che premia l’ispirazione al proprio contesto di provenienza.

Il numero 1 al mondo e il ritiro

Nel settembre 2024 la World DanceSport Federation ha classificato Raygun come numero 1 al mondo. Il paradosso è solo apparente: per molte atlete erano scadute le 52 settimane di validità dei punti, e Olimpiadi e qualificazioni non assegnano punti di ranking.

Il 6 novembre 2024 Gunn ha annunciato il ritiro dalle competizioni. Ha spiegato che il cyberbullismo aveva cambiato il suo modo di vivere la disciplina e che avrebbe continuato a ballare solo per il piacere di farlo.

Breaking Badly: cosa aggiunge il documentario

Il documentario non ribalta la versione dei fatti. La conferma e aggiunge dettagli sulla preparazione, il punto più critico della vicenda.

Il capo allenatore indicato, Lowe Napalan, presidente della Australian Breaking Association, ammette davanti alla camera di aver seguito Gunn per meno di 10 lezioni. Il suo ruolo è stato soprattutto amministrativo.

Ad allenarla davvero è stato il marito Samuel Free, senza formazione da tecnico. Raygun si è preparata anche gareggiando altrove: all’Undisputed Masters ha affrontato Nicka, futura medaglia d’argento olimpica, perdendo già nei turni preliminari.

Il documentario ricorda anche il contesto di partenza. In Australia la scena delle B-girl era minuscola: le breaker Tinylocks e Flix raccontano di un hobby per pochi, praticato anche per oltre quindici anni.

Il sito ha ricostruito altre storie vere arrivate al cinema, dalla vicenda di Race for Glory alle differenze tra la serie su Lizzie Borden e la storia vera.

Chi compare nel documentario

  • Rachael Gunn (Raygun): protagonista, B-girl e docente alla Macquarie University
  • Samuel Free: marito e allenatore
  • Lowe Napalan: presidente della Australian Breaking Association
  • Tinylocks e Flix: B-girl australiane
  • Chapman Way e Maclain Way: registi del documentario
  • Anna Meares e Matt Carroll: capo delegazione e presidente del Comitato Olimpico Australiano
  • Nicka, Logistx, Syssy: avversarie nella fase a gironi di Parigi 2024

FAQ

Breaking Badly è basato su una storia vera?

Sì. Il documentario racconta la storia reale di Rachael Gunn con filmati d’archivio e interviste. Non è una fiction e non ci sono attori.

Raygun si è qualificata davvero alle Olimpiadi?

Sì. Ha vinto l’Oceania Breaking Championship nel 2023 a Sydney ed è stata ratificata da nove giudici internazionali. Le accuse di nepotismo sono state smentite.

Perché ha preso zero punti a Parigi?

Ha perso tutte e tre le battle della fase a gironi contro Logistx, Syssy e Nicka, chiudendo sul 18-0 complessivo.

Quando si è ritirata?

Il 6 novembre 2024, dopo il cyberbullismo seguito alla gara olimpica. Nel settembre 2024 era stata classificata numero 1 al mondo dalla World DanceSport Federation.

Dove si vede il documentario?

Su Netflix, dal 1 settembre 2026. Dura 72 minuti e fa parte della serie Untold.

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