Connect with us

Film Storici

House of Guinness è una storia vera? La vera storia dei Guinness

La serie Netflix di Steven Knight parte dalla morte di Benjamin Lee Guinness nel 1868 e dalla guerra tra quattro eredi. Anthony Boyle e Louis Partridge sono Arthur ed Edward, mentre Sean Rafferty, il factotum interpretato da James Norton, non è mai esistito.

Published

on

House of Guinness è una storia vera? La vera storia dei Guinness

Otto episodi, una birreria grande quanto un quartiere e quattro fratelli che si detestano con grande educazione. House of Guinness, su Netflix dal 25 settembre 2025, racconta la guerra di successione scatenata nel 1868 dalla morte di Sir Benjamin Lee Guinness. Non è un documentario: è un dramma storico firmato da Steven Knight, l’autore di Peaky Blinders.

Dietro la finzione c’è una discendente vera del casato, Ivana Lowell. Scrisse un trattamento di 20 pagine dopo aver visto Downton Abbey in una villa irlandese di famiglia, convinta che gli antenati fossero «molto più succosi». Dieci anni dopo quel testo è diventato una serie con 8 episodi, accreditata come «basata su un’idea di Ivana Lowell».

Cosa succede davvero nel 1868

Benjamin Lee Guinness era il nipote del fondatore Arthur Guinness, nato nel 1725. Alla sua morte, nel 1868, lasciò un patrimonio valutato oltre 1 milione di sterline, l’equivalente di circa 200 milioni di oggi. Aveva trasformato il birrificio di St James’s Gate in uno dei più grandi al mondo e nel decennio precedente la produzione era quasi triplicata, superando i 200.000 barili l’anno.

Non era solo un industriale. Fu sindaco di Dublino e restaurò St Patrick’s Cathedral pagando di tasca propria circa 150.000 sterline. Quando morì lasciò quattro figli: Arthur, Ben, Edward e Anne. La serie parte esattamente da qui, dalla lettura del testamento.

Il birrificio era nato nel 1759, quando il primo Arthur firmò un contratto surreale: 45 sterline l’anno per 9.000 anni su un terreno di quattro acri abbandonato da quasi un decennio. Lo stout, però, non fu subito il prodotto di punta: arrivò negli anni 1770 e solo nel 1799 la produzione di ale fu abbandonata del tutto.

Il testamento che incatenò Arthur ed Edward

Arthur, il maggiore, viveva a Londra, aveva studiato a Eton e puntava alla carriera politica. Diede per scontato di ereditare il controllo pieno dell’azienda. Alla lettura del testamento scoprì il contrario: la quota di controllo andava condivisa con il fratello minore Edward, più giovane, più metodico, più sgradevole nei modi.

La BBC definisce Edward «clever but dour», intelligente ma cupo. Quel dualismo forzato è il cuore drammatico della serie: due opposti legati allo stesso timone, sempre risentiti l’uno dell’altro. Storicamente Edward diventerà conte di Iveagh e lascerà una frase che vale un articolo intero: «Non si può guadagnare dalle persone se non si è disposti a far guadagnare loro».

Arthur, intanto, fu eletto in Parlamento per la città di Dublino, ma restò in carica un solo anno: uno scandalo che coinvolse i suoi agenti lo travolse. Anche questo passaggio è vero, anche se la serie lo diluisce dentro le trame di famiglia.

Anne Guinness, l’eredità ridotta e la filantropia

Anne, unica figlia, ricevette solo una somma nominale. Essere donna, nel 1868, significava questo. Lei reagì trasformando quel poco in un progetto: usò i fondi di famiglia per migliorare le condizioni dei poveri e dei malati a Dublino e nel resto d’Irlanda.

Nella serie ha il volto di Emily Fairn. Il personaggio resta fedele al dato storico di partenza, l’esclusione dall’asse ereditario, ma la sceneggiatura le costruisce intorno una autonomia che i documenti non confermano. Su questo punto la fiction prende la rincorsa.

Ben, l’erede che il padre non stimava

Benjamin, secondogenito, fu considerato dal padre un bevitore e troppo debole per guidare l’impero. La serie lo interpreta come Fionn O’Shea e ne fa il fratello più fragile, quello che cerca alleanze laterali invece di combattere a viso aperto.

La realtà è meno netta: i Guinness erano una dinastia di privilegi, affari e politica, e le carte private dell’epoca sono poche. Lo stesso Knight lo ammette: nel 1868 non esistevano Facebook né Instagram, quindi ha usato «le cose che la famiglia ha detto e fatto» come pietre per colmare i vuoti.

Sean Rafferty e la stout nata per caso

Il personaggio più importante non è mai esistito. Sean Rafferty, interpretato da James Norton, è il factotum spietato della famiglia: risolve problemi, copre scandali, e resta sempre un servitore. Ivana Lowell lo ha creato di sana pianta per dare «conflitto e passione» alla storia.

Falso anche il mito delle origini. La leggenda vuole che lo stout sia nato da un incendio accidentale del luppolo. Secondo la ricostruzione storica riportata dalla BBC, Arthur Guinness ci arrivò di proposito, lasciando maturare il malto scuro in tini di legno per renderlo più profondo.

Il resto è verosimile. Le riprese sono state fatte in Irlanda, con i moli di Liverpool usati come set per St James’s Gate. Il birrificio oggi produce oltre 10 milioni di bicchieri al giorno nel mondo.

Il contesto storico che la serie azzecca

Il 1868 irlandese non era un fondale neutro. Due decenni dopo la grande carestia la campagna era ancora spopolata, l’élite protestante controllava politica e commercio, e il movimento per la temperanza attaccava frontalmente chi viveva di alcolici. I Feniani, i rivoluzionari repubblicani, presero di mira anche gli interessi Guinness: nella serie questo asse di conflitto è ricostruito con precisione.

La famiglia, però, non trattava male gli operai. La BBC ricorda salari sopra la media e pensioni di vecchiaia, un’anomalia notevole per l’epoca vittoriana. La brutalità stava altrove: nel rapporto con un paese affamato e nella difesa di un ordine sociale che i Guinness incarnavano alla perfezione.

Cast e personaggi di House of Guinness

  • Anthony Boyle nel ruolo di Arthur Guinness, il maggiore, cresciuto tra Londra e l’aristocrazia.
  • Louis Partridge nel ruolo di Edward Guinness, il più giovane, ossessionato dal birrificio.
  • Emily Fairn nel ruolo di Anne Guinness, l’unica figlia, esclusa dalla successione.
  • Fionn O’Shea nel ruolo di Ben Guinness, l’erede che il padre non considerava all’altezza.
  • James Norton nel ruolo di Sean Rafferty, personaggio inventato, factotum della famiglia.
  • Steven Knight creatore e sceneggiatore, già autore di Peaky Blinders.

Domande frequenti

House of Guinness è una storia vera?

In parte. I Guinness sono esistiti, il birrificio di St James’s Gate esiste ancora e la morte di Benjamin Lee Guinness nel 1868 è un fatto documentato. I dialoghi, le sottotrame e alcuni personaggi, come Sean Rafferty, sono inventati.

Chi era il vero Arthur Guinness della serie?

Era il figlio maggiore di Benjamin Lee Guinness, nato nel 1840. Visse a lungo in Inghilterra, fu eletto al Parlamento britannico per Dublino e la sua carriera politica durò poco per via di uno scandalo elettorale.

Edward Guinness è davvero diventato conte?

Sì, ma non subito. Edward Cecil Guinness, nato nel 1847, fu creato barone Iveagh nel 1891, poi visconte nel 1905 e infine primo conte di Iveagh nel 1919. Divenne uno degli uomini più ricchi d’Irlanda e un grande filantropo dell’edilizia popolare.

La stout è nata per un incidente?

No. È una leggenda di famiglia. Arthur Guinness arrivò alla ricetta in modo deliberato, facendo maturare il malto scuro più a lungo del normale.

Dove è stata girata la serie?

In Irlanda, con i docks di Liverpool usati come sostituti del birrificio di St James’s Gate. Alcune scene sono ambientate a New York.

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Trending