Film Storici
Exodus è una storia vera? La fuga di Abbe Hassan da Beirut e cosa il film inventa
Amal e Sam sono personaggi inventati, ma Exodus nasce da una memoria autentica: Abbe Hassan è fuggito da Beirut nel 1987, a sei anni. Ecco cosa è vero, cosa è fiction e perché Rai 3 lo ha mandato in onda il 2 ottobre 2026.

Exodus è una storia vera? La risposta breve è no, ma con una premessa importante: il film nasce da una memoria vera. La pellicola del 2023 diretta da Abbe Hassan, andata in prima visione su Rai 3 venerdì 2 ottobre 2026 alle 21.20, racconta di Amal, dodicenne siriana rimasta sola, e di Sam, un trafficante di migranti che la prende con sé quasi per caso. Nessuno dei due è esistito.
La storia autentica è quella del regista. Hassan è libanese, nato e cresciuto a Beirut, e nel 1987, a sei anni, è fuggito dalla guerra civile con la famiglia per arrivare in Svezia. Il viaggio di Amal non ricostruisce il suo, ma gli somiglia nel punto decisivo: un bambino solo, in mezzo a una rotta che non controlla, salvato dalla gentilezza di sconosciuti.
La trama: dal porto turco alla Svezia
Il film si apre nel 2015, in un porto della Turchia. Da un container scendono decine di persone in fuga: tra loro c’è Amal, dodicenne siriana separata dai suoi durante la guerra. La ragazzina è convinta che le sorelle siano arrivate in Svezia e vuole raggiungerle, ma da sola non può passare le frontiere.
Sulla sua strada finisce Sam, che vive organizzando passaggi illegali. Un blitz della polizia turca manda all’aria i suoi affari e lo costringe a scappare: Amal lo segue, lui all’inizio la rifiuta, poi cede. Comincia un viaggio lungo le rotte dei migranti, tra traversate notturne, confini chiusi e Paesi attraversati senza documenti, fino al Nord Europa.
Il film non è un documentario e non finge di esserlo: è un dramma costruito su una sceneggiatura scritta da Hassan con Kristoffer Cras. La tensione nasce dal rapporto tra i due protagonisti, non dalla cronaca di un singolo sbarco.
Cosa è vero: un bambino fuggito da Beirut nel 1987
Abbe Hassan è nato a Beirut e ci è cresciuto, come ha raccontato a Cineuropa nel 2023. Nel 1987, durante la guerra civile libanese, ha lasciato il Libano con la famiglia: aveva sei anni. Il viaggio lo ha portato in Svezia, dove è cresciuto e ha iniziato a fare cinema.
Di quel tragitto conserva ricordi frammentari. In famiglia la guerra si raccontava poco: l’obiettivo, una volta arrivati in Svezia, era costruire una vita nuova. Per anni Hassan non ha toccato quella parte della propria infanzia, nemmeno quando è diventato regista.
Il film è il suo debutto nel lungometraggio, dopo un percorso da regista di cortometraggi. Exodus è la prima volta in cui mette la propria storia al centro di un racconto lungo.
Il ricordo che ha dato origine a tutto
La crisi dei rifugiati che ha attraversato la Svezia nel 2014 ha riattivato la memoria. Davanti alle immagini di persone in fuga dalla Siria, Hassan è tornato dai genitori e ha chiesto loro cosa fosse successo davvero durante la partenza da Beirut. Da quel confronto è nata l’esigenza di raccontarlo.
Un episodio in particolare è rimasto centrale. Quando il piccolo Hassan è stato separato dalla famiglia, una madre con i suoi figli si è presa cura di lui finché i genitori non sono riusciti a ritrovarlo. È questo frammento, più di ogni altro, ad aver alimentato il legame tra Amal e Sam nel film.
Hassan ha definito Exodus una storia di finzione nata da esperienze vere, sue e di altri. La distinzione è netta e va rispettata: il film non è la ricostruzione della sua infanzia, è una rielaborazione.
Cosa è inventato: Amal, Sam e la traversata
Amal non è esistita. Non esiste la dodicenne siriana del film, non esiste il suo viaggio dalla Turchia alla Svezia, non esistono le tappe raccontate sullo schermo. Lo stesso vale per Sam, il trafficante interpretato da Ashraf Barhom: è un personaggio costruito, non il ritratto di un uomo preciso.
Anche la coincidenza temporale è una scelta narrativa. Hassan non era una ragazzina siriana e non ha attraversato l’Europa negli anni della crisi migratoria: la sua fuga è avvenuta quasi trent’anni prima, in un contesto diverso, dal Libano e non dalla Siria.
Quello che resta vero è la struttura emotiva: la separazione, la perdita dei punti di riferimento, la dipendenza da persone appena conosciute. Su questo il film non inventa nulla.
Vale la pena guardare Exodus tenendo a mente tre differenze concrete. La prima è il Paese di partenza: Beirut e il Libano degli anni Ottanta nel vissuto del regista, la Siria del 2015 nella finzione. La seconda è l’età: Hassan era un bambino di sei anni, Amal ne ha dodici. La terza è il motivo del viaggio: nel film è la ricerca delle sorelle, nella realtà era la fuga dalla guerra con la propria famiglia.
Nessuna di queste differenze è un errore. Sono il margine che separa un’autobiografia da un film: Hassan prende una sensazione che conosce, la sposta su un altro personaggio e la lascia crescere in una storia che non gli appartiene più del tutto.
Il trafficante incontrato in Turchia
Per costruire Sam, Hassan non si è limitato ai ricordi. Ha parlato con rifugiati arrivati in Svezia e ha scoperto quanto fossero complicati, in molti casi, i rapporti tra chi fugge e chi organizza i passaggi.
Durante la preparazione ha incontrato in Turchia un trafficante vero. Ne ha parlato come di un uomo apparentemente ordinario, con una famiglia e una vita normale, progressivamente imprigionato in un sistema da cui diventava sempre più difficile uscire. Da quell’incontro viene la scelta di non ridurre Sam a un cattivo da manuale.
Il risultato è un personaggio ambiguo: sfrutta la disperazione di chi scappa, ma il film lo mostra anche schiacciato dalle proprie decisioni. Amal resta l’unica che conserva la capacità di sperare.
Exodus in TV: perché Rai 3 lo manda in onda il 2 ottobre
La collocazione non è casuale. Rai 3 ha programmato il film alla vigilia del 3 ottobre, Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione. La prima visione è andata in onda venerdì 2 ottobre 2026 alle 21.20, ed è disponibile anche su RaiPlay.
Per chi lo recupera adesso, la chiave di lettura giusta è questa: non cercare in Exodus un caso di cronaca, ma il modo in cui un regista ha trasformato un trauma personale del 1987 in una storia ambientata nel 2015.
Cast e personaggi di Exodus
- Ashraf Barhom – Sam, il trafficante. Attore nato in Galilea nel 1979, visto in Paradise Now, The Kingdom e nella serie Tyrant.
- Jwan Alqatami – Amal, la dodicenne siriana. È il suo esordio sullo schermo.
- Isa Aouifia – Karim.
- Leis Yasin, Khaled Alqatami, Olle Wirenhed – nel resto del cast.
- Abbe Hassan – regia, sceneggiatura con Kristoffer Cras.
Domande frequenti
Exodus è basato su una storia vera?
No, non nel senso stretto. I personaggi e il viaggio sono inventati, ma il film nasce dall’esperienza autobiografica del regista Abbe Hassan, fuggito da Beirut nel 1987 all’età di sei anni.
Amal è esistita davvero?
No. Amal è un personaggio di finzione, costruito per raccontare la condizione dei minori non accompagnati sulle rotte del Mediterraneo.
Chi è Abbe Hassan?
Regista libanese-svedese, nato e cresciuto a Beirut. Exodus è il suo primo lungometraggio, dopo un percorso nei cortometraggi.
Quando è andato in onda Exodus su Rai 3?
Venerdì 2 ottobre 2026, alle 21.20, in prima visione. Il film è disponibile anche su RaiPlay.
Exodus è tratto da un libro?
No. È una sceneggiatura originale scritta da Abbe Hassan insieme a Kristoffer Cras.
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