Connect with us

Film Storici

September 5, la vera storia dietro il film sul massacro di Monaco

Il film di Tim Fehlbaum ricostruisce le ventidue ore del sequestro alla palazzina 31 del villaggio olimpico viste dalla sala controllo di ABC Sports: Roone Arledge, Geoffrey Mason, la diretta seguita da 900 milioni di spettatori e la frase finale di Jim McKay.

Published

on

September 5, la vera storia dietro il film sul massacro di Monaco

Il 5 settembre 1972, alle 4:30 del mattino, otto uomini armati di Settembre Nero scavalcarono la recinzione del villaggio olimpico di Monaco e arrivarono alla palazzina di Connollystrasse 31, dove dormiva la squadra israeliana. Due atleti furono uccisi subito, un allenatore di wrestling e un sollevatore di pesi. Altri nove finirono ostaggi. A un centinaio di metri da lì, in una sala controllo piena di monitor, una troupe di ABC Sports stava per diventare una redazione di cronaca.

September 5 racconta quelle ore dal punto di vista più improbabile: non degli ostaggi, non dei ministri, ma dei tecnici televisivi. Il film di Tim Fehlbaum dura 95 minuti. La crisi vera andò avanti quasi 22 ore, come ha spiegato lo stesso regista. Ed è la prima differenza da tenere a mente.

La trama, una mattina da telecronaca sportiva

Il film si apre con i Giochi di Monaco nel pieno del loro racconto rassicurante: la mascotte Waldi, il motto dei Giochi “allegri”, la Germania Ovest che vuole cancellare l’ombra di Berlino 1936. In sala controllo si parla di Mark Spitz e dei suoi sette ori. Poi, poco dopo le sei, Geoffrey Mason arriva dal Sheraton e trova polizia, furgoni e gente ferma davanti al villaggio.

Da quel momento il film resta quasi sempre chiuso tra monitor, telefoni a filo e magnetoscopi dell’epoca. Fuori, a cento iarde, si sta consumando un sequestro. Dentro, un gruppo di persone che sa raccontare lo sport deve decidere, minuto per minuto, cosa mostrare e cosa no.

Cosa è vero, le persone e la stanza

Roone Arledge era davvero il presidente di ABC Sports, e nel 1972 aveva già cambiato il modo di raccontare lo sport in televisione. Morì nel 2002, a 71 anni, dopo aver diretto anche la divisione news. Geoffrey Mason era il coordinatore della produzione: nel 2024, intervistato dal Guardian, aveva 83 anni e viveva a Naples, in Florida. È stato consulente del film.

Anche la geografia è reale. Il centro trasmissioni dell’ABC stava a 100 iarde dal villaggio, poco più di 90 metri. Mason e i suoi portarono a mano una telecamera pesante fuori dallo studio per un centinaio di metri e la sistemarono su un terrapieno che guardava la palazzina 31. Un’altra camera era sulla torre olimpica, puntata sui tetti.

“Kamera aus”, la scena più incredibile è vera

Nel film la polizia tedesca irrompe nella sala controllo con i mitra spianati e ordina di spegnere. Sembra un espediente drammatico. È successo davvero, e a raccontarlo è Mason: la porta si aprì, le armi puntarono lui perché era il primo che si vedeva, e i poliziotti gridavano “Kamera aus!”. Lui chiese di parlare in inglese, per guadagnare qualche secondo.

Il motivo era tecnico e terribile. La telecamera sulla torre stava inquadrando cecchini tedeschi che strisciavano sul tetto per preparare l’assalto. Nessuno aveva pensato che gli ostaggi e i loro carcerieri potessero guardare lo stesso canale via cavo del villaggio olimpico. Mason spense quella ripresa per alcune ore.

La guerra interna tra sport e news

Il film mostra un secondo conflitto, meno visibile e altrettanto reale: la redazione news di New York voleva prendere il controllo della storia. Arledge rifiutò. La sua squadra era sul posto, a cento iarde, con le camere già calde.

Nella realtà Mason la raccontò come una questione di posizione: perché affidare un fatto che accade sotto i tuoi occhi a uno studio a 4.000 miglia di distanza? Il film traduce quella frase in una scena di resistenza, con Peter Sarsgaard nei panni di Arledge.

La notte di Fürstenfeldbruck e il “They’re all gone”

Verso mezzanotte i funzionari tedeschi annunciarono che l’operazione era riuscita. La notizia girò il mondo, l’ABC la mandò in onda. Poche ore dopo, gli ostaggi e i sequestratori erano stati portati all’aeroporto militare di Fürstenfeldbruck, e lì il blitz finì in sparatoria: morirono tutti gli 11 israeliani, un poliziotto tedesco e cinque terroristi. Altri tre furono catturati.

Fu allora che Jim McKay, in diretta, pronunciò la frase rimasta nella storia della televisione: “They’re all gone”. Nel film le immagini di McKay sono quelle vere, montate dentro la ricostruzione. La voce che annuncia la strage appartiene all’archivio, non a un attore.

Cosa il film inventa o comprime

Il personaggio più utile della sala controllo, la traduttrice Marianne Gebhardt interpretata da Leonie Benesch, non è esistita. Fehlbaum ha spiegato che quel lavoro lo fecero più dipendenti diversi: Marianne è un personaggio composito, creato per dare un volto a una funzione reale.

Poi c’è il tempo. Ventidue ore schiacciate in 95 minuti significano tagli, incontri anticipati, battute scritte per il film. La sala controllo del 1972 non era una sola stanza con quattro persone: era una macchina con decine di tecnici, turni, collegamenti. Il film la riduce a un teatro claustrofobico, e lo fa dichiaratamente.

Anche i dialoghi sull’etica sono ricostruzioni. La domanda che attraversa tutto il film, se si possa trasmettere in diretta la morte di una persona, era però sul tavolo già quella mattina: Mason ha raccontato che fu una delle prime cose discusse dalla squadra ABC, prima ancora di sapere come sarebbe finita.

Perché quella diretta conta ancora

Secondo le stime citate da NPR, la diretta dell’ABC fu seguita da circa 900 milioni di persone. È considerata la prima volta in cui un attacco terroristico venne trasmesso in tempo reale a un pubblico globale. Da quel giorno il rapporto tra telecamera e violenza non è più tornato indietro.

Il film arrivò alla 81ª Mostra di Venezia, sezione Orizzonti Extra, il 29 agosto 2024. Negli Usa uscì in sala dal 29 novembre 2024, in Germania dal 9 gennaio 2025, in Italia dal 13 febbraio 2025 con Eagle Pictures. Incassò circa 8,2 milioni di dollari e ottenne una nomination all’Oscar per la sceneggiatura originale, firmata da Fehlbaum con Moritz Binder e Alex David.

Cast e personaggi reali

  • Peter Sarsgaard, Roone Arledge, presidente di ABC Sports
  • John Magaro, Geoffrey Mason, coordinatore della sala controllo
  • Ben Chaplin, Marvin Bader, responsabile delle operazioni
  • Leonie Benesch, Marianne Gebhardt, personaggio composito
  • Benjamin Walker, Peter Jennings, l’unico giornalista della squadra
  • Jim McKay, se stesso, nelle immagini d’archivio

Domande frequenti

September 5 è una storia vera?

Sì, nei fatti principali. L’assalto al villaggio olimpico, la diretta dell’ABC, la resistenza di Arledge alle pressioni di New York e l’annuncio di McKay sono documentati. Sono ricostruiti i dialoghi e compressa la durata.

Chi era Marianne Gebhardt?

Non è una persona reale. È un personaggio composito: secondo il regista, il lavoro di traduzione dei comunicati radio tedeschi fu diviso tra più dipendenti dell’ABC quella mattina.

Perché nel film la polizia ordina di spegnere le telecamere?

Perché la ripresa dalla torre olimpica mostrava i cecchini tedeschi in posizione. I sequestratori potevano vedere lo stesso canale, quindi la diretta rischiava di far fallire l’assalto. Mason raccontò l’episodio al Guardian nel dicembre 2024.

Quante persone morirono a Monaco nel 1972?

Diciassette: undici membri della squadra israeliana, un poliziotto tedesco e cinque terroristi. Altri tre uomini di Settembre Nero vennero catturati vivi a Fürstenfeldbruck.

Il film ha vinto premi?

Ha ottenuto nove Lola, i premi del cinema tedesco, e due candidature importanti negli Stati Uniti: Oscar alla sceneggiatura originale e Golden Globe come miglior film drammatico.

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Trending