Film Storici
Lawrence d’Arabia è una storia vera? Cosa inventa il film
Il kolossal di David Lean del 1962 racconta la rivolta araba attraverso T.E. Lawrence, interpretato da Peter O’Toole. La presa di Aqaba del 6 luglio 1917 e il massacro di Tafas sono fatti reali, ma il film comprime la cronologia, inventa personaggi e affida i ruoli arabi ad attori non arabi.

Il 6 luglio 1917 un gruppo di beduini e un ufficiale britannico di 29 anni entrò ad Aqaba da nord, dopo una marcia di due mesi nel deserto. Il porto del Mar Rosso era difeso da cannoni puntati verso il mare: nessuno si aspettava un attacco da terra. È la scena che ha reso immortale Lawrence d’Arabia, il film di David Lean uscito nel 1962. Ma quanto di quel film è storia e quanto è invenzione?
La risposta breve: molto è vero, molto è composto, qualcosa è falso. La sceneggiatura di Robert Bolt e Michael Wilson parte da I sette pilastri della saggezza, il memoir pubblicato da T.E. Lawrence nel 1926, e lo adatta alle regole del cinema epico. Ne è uscito un capolavoro da 7 Oscar, non un documentario storico.
Il film in breve
Lawrence d’Arabia racconta quattro anni della vita di Thomas Edward Lawrence, dal Cairo del 1916 alla Damasco dell’ottobre 1918. Nel mezzo ci sono la rivolta araba contro l’Impero ottomano, la presa di Aqaba, gli attentati alla ferrovia dell’Hejaz e la delusione politica finale. Il film dura 222 minuti nella versione originale e vinse 7 statuette su 10 candidature alla 35ª edizione degli Academy Awards, nel 1963.
Il cast è un catalogo di star dell’epoca: Peter O’Toole è Lawrence, Omar Sharif è lo sceriffo Ali, Alec Guinness è il principe Faysal, Anthony Quinn è Auda abu Tayi, Jack Hawkins è il generale Allenby. Completano il quadro José Ferrer, Claude Rains, Arthur Kennedy e Anthony Quayle. La fotografia è di Freddie Young, le musiche di Maurice Jarre, il montaggio di Anne V. Coates.
- Regia: David Lean
- Sceneggiatura: Robert Bolt e Michael Wilson
- Lawrence: Peter O’Toole
- Ali: Omar Sharif
- Faysal: Alec Guinness
- Auda abu Tayi: Anthony Quinn
- Allenby: Jack Hawkins
- Durata: 222 minuti
Chi era davvero T.E. Lawrence
Thomas Edward Lawrence nacque il 16 agosto 1888 a Tremadog, in Galles, secondogenito di una famiglia non convenzionale. Studiò a Oxford e diventò archeologo: tra il 1911 e il 1914 lavorò agli scavi di Carchemish, in Siria, imparando l’arabo e conoscendo le tribù locali. Allo scoppio della Prima guerra mondiale fu assegnato ai servizi di intelligence al Cairo.
Fisicamente era l’opposto del suo interprete. Lawrence era alto circa 1,65 metri, Peter O’Toole ne misurava 1,88: quasi 23 centimetri di differenza. Morì il 19 maggio 1935 in un incidente motociclistico vicino a Wareham, nel Dorset, e fu sepolto a Moreton. Il film si apre proprio con la sua morte, prima di tornare indietro nel tempo.
La presa di Aqaba del 6 luglio 1917
L’attacco ad Aqaba è il cuore della prima parte. Storicamente la colonna partì da Wejh il 9 maggio 1917 e attraversò l’interno desertico con Auda abu Tayi e le tribù Howeitat. I cannoni ottomani guardavano il mare, perché la città si raggiungeva via nave: l’arrivo da terra fu una sorpresa tattica. La guarnigione si arrese il 6 luglio 1917.
Il film però comprime e sposta gli eventi. Non mostra le operazioni precedenti di Lawrence a Yenbo e Wejh, e fonde in una sola scena due episodi distinti: il salvataggio di Gasim e la sua esecuzione. La geografia del Hejaz è semplificata, la cronologia della rivolta è accelerata. Nel film Jackson Bentley dice che gli Stati Uniti non sono ancora in guerra dopo la caduta di Aqaba, ma l’America era entrata nel conflitto nell’aprile 1917.
Lawrence non comandava la rivolta
Nel film Lawrence sembra l’unico britannico sul campo, con il colonnello Brighton come unico collega. Nella realtà in Hejaz c’erano altri ufficiali: Cyril Wilson, Stewart Newcombe, Pierce Joyce. C’era anche una missione militare francese guidata dal colonnello Édouard Brémond, assente dalla sceneggiatura. Lawrence era un ufficiale di collegamento, non il comandante degli arabi.
Il comando politico era del principe Faysal, figlio dello sceriffo della Mecca. E la forza hashemita non era fatta solo di beduini irregolari: il nucleo era l’Esercito arabo regolare, reclutato tra i prigionieri ottomani di origine araba, con uniformi di tipo britannico. Anche gli attacchi alla ferrovia dell’Hejaz iniziarono prima di Lawrence: il primo successo con la mina Garland fu del maggiore Herbert Garland, nel febbraio 1917.
Il massacro di Tafas e la violenza
La scena più dura è il massacro della colonna turca in ritirata a Tafas, nel gennaio 1918. Lawrence era presente e nel suo memoir scrisse la frase diventata celebre: «no prisoners», nessun prigioniero. Lo storico B.H. Liddell Hart contestò questa ricostruzione, ma la maggior parte dei biografi moderni la considera attendibile. Qui la finzione cinematografica è più fedele di quanto sembri.
Il film aggiunge però una lettura psicologica che appartiene al 1962, non al 1918: la violenza come prezzo della fama, il senso di colpa dell’ufficiale che diventa leggenda. Peter O’Toole costruisce un Lawrence ambiguo, a tratti compiaciuto, a tratti disgustato. È un’interpretazione potente, ma è un’ipotesi d’autore, non un documento.
Le differenze principali tra film e storia
I personaggi inventati o fusi
Lo sceriffo Ali interpretato da Omar Sharif è un personaggio composito, non una biografia fedele di ʿAli ibn al-Kharish. Jackson Bentley, il giornalista americano, è modellato su Lowell Thomas, il reporter che trasformò Lawrence in una star. Mr. Dryden, il funzionario britannico, rimanda a Gilbert Clayton. Sono tre scorciatoie narrative per raccontare in tre ore una guerra di quattro anni.
Allenby, il generale scomodo
Nel film Allenby è cinico e manipolatorio. Le fonti raccontano un rapporto diverso: Lawrence lo definì «un’ammirazione» e parlò di un uomo leale e di grande statura morale. Alla morte di Lawrence, Allenby disse di aver perso «un buon amico e un valoroso commilitone». La distanza tra le due versioni è tutta nella scelta drammaturgica di Robert Bolt.
Il deserto come personaggio
Le riprese in Giordania, Marocco e Spagna durarono mesi e costarono circa 15 milioni di dollari, un budget enorme per l’epoca. Il film incassò circa 70 milioni. La sabbia, il sole e gli orizzonti vuoti non sono sfondo: sono la materia stessa della messa in scena di David Lean. Nessun documentario storico ha mai restituito il deserto con questa forza visiva.
Quello che il film non racconta
Mancano tre cose importanti. La prima è l’archeologia: gli anni a Carchemish e le ricognizioni nel Sinai prima della guerra, che spiegano perché Lawrence conoscesse il territorio meglio dei suoi superiori. La seconda è la politica: l’accordo Sykes-Picot del 1916, che spartiva il Medio Oriente tra Londra e Parigi, è citato tardi e come una rivelazione.
La terza è la sfera privata. Lawrence fu catturato a Deraa nel novembre 1917 e raccontò nel memoir di aver subito violenze; l’episodio è mostrato in modo allusivo. La sua omosessualità, tema discusso dagli storici, resta fuori dal film. Anche il masochismo descritto da alcuni biografi è assente. Nel 1962 questi aspetti non erano raccontabili in un kolossal hollywoodiano.
Un cast senza arabi nei ruoli arabi
Il punto più criticato ancora oggi è il casting. Alec Guinness è il principe Faysal, Anthony Quinn è Auda abu Tayi, José Ferrer è il bey turco di Daraa: attori non arabi, con trucco scuro. L’unico interprete di origine araba in un ruolo chiave è Omar Sharif, egiziano. Nel 1962 era la norma di Hollywood; oggi è il difetto più evidente del film.
La critica ha un nome tecnico: white saviour, il bianco che salva gli altri. Il professor Ajay Gehlawat ha applicato questa lettura proprio a Lawrence d’Arabia. Il film racconta la rivolta araba dal punto di vista dell’ufficiale britannico, e gli arabi restano spesso comparse sullo sfondo. È una obiezione storica, non solo estetica: la rivoluzione ebbe protagonisti arabi con nomi e strategie proprie.
Perché resta un classico
Lawrence d’Arabia vinse 7 Oscar nel 1963, tra cui miglior film e miglior regia. Nel 1991 la Library of Congress lo inserì nel National Film Registry per il valore culturale, storico ed estetico. La fotografia di Freddie Young in Super Panavision 70 e il tema di Maurice Jarre sono diventati modelli di riferimento.
Il segreto del film è la contraddizione. David Lean racconta un eroe e insieme lo smonta; celebra l’impresa e mostra il prezzo. Peter O’Toole recita un uomo che si costruisce una leggenda e poi non la sopporta. Per questo la domanda «è una storia vera?» ha una risposta doppia: i fatti esistono, la loro interpretazione è cinema.
Altre storie vere da confrontare
Chi vuole misurare la distanza tra cinema e storia può partire da altri casi recenti: September 5 sul massacro di Monaco, Operazione Raqqa sull’ISIS, A testa alta su Buford Pusser e Il prigioniero su Cervantes ad Algeri. Il meccanismo è sempre lo stesso: fatti reali, selezione drammatica, personaggi composti.
Domande frequenti
Lawrence d’Arabia è tratto da una storia vera?
Sì. Il film segue la vita di T.E. Lawrence durante la rivolta araba, dal 1916 al 1918, e si basa sul suo memoir I sette pilastri della saggezza. Molti personaggi sono reali, ma alcuni sono compositi e la cronologia è compressa.
Lawrence partecipò davvero al massacro di Tafas?
Sì, secondo la maggior parte dei biografi. L’episodio avvenne nel gennaio 1918 e Lawrence lo raccontò nel memoir con la frase «no prisoners». Lo storico Liddell Hart contestò la ricostruzione, ma oggi è considerata attendibile.
Perché Peter O’Toole è molto più alto del vero Lawrence?
Perché Lawrence era alto circa 1,65 metri e O’Toole 1,88. David Lean scelse l’attore per lo sguardo e la presenza scenica, non per la somiglianza fisica. La differenza è di quasi 23 centimetri.
Quanti Oscar ha vinto il film?
Sette, su dieci candidature, alla 35ª edizione degli Academy Awards nel 1963. Tra questi miglior film, miglior regia a David Lean, fotografia, scenografia, montaggio, sonoro e colonna sonora.
Il film è fedele a I sette pilastri della saggezza?
In parte. Robert Bolt e Michael Wilson usano il libro come base, ma tagliano la parte politica e aggiungono scene inventate. Il principe Faysal e Allenby sono figure storiche, mentre Ali, Bentley e Dryden sono trattati come personaggi funzionali alla narrazione.
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