Film Storici
Zustìssia, la vera storia di Beniamino Zuncheddu: cosa è vero nel film e cosa resta fuori
Beniamino Zuncheddu, pastore di Burcei, passò oltre 32 anni in carcere per la strage di Sinnai del 1991 prima di essere assolto nel 2024. Il film Zustìssia di Francesco Piras, con Fabrizio Ferracane e Michele Riondino, racconta quella vicenda: cosa è vero e cosa il cinema ha compresso.

Il 15 ottobre 2026 è arrivato in sala Zustìssia, l’opera prima di Francesco Piras che racconta il caso di Beniamino Zuncheddu. Pastore di Burcei, condannato all’ergastolo per la strage di Sinnai e assolto nel 2024, dopo oltre 32 anni di carcere.
Il film nasce dal libro Io sono innocente, scritto da Zuncheddu con l’avvocato Mauro Trogu. Fabrizio Ferracane veste i panni del pastore, Michele Riondino quelli del legale. La sceneggiatura è di Lisa Nur Sultan e Niccolò Gentili. Ecco i fatti documentati, le differenze con la cronaca e i passaggi che il cinema ha compresso.
La strage di Sinnai, 8 gennaio 1991
La data è fissata dagli atti: 8 gennaio 1991, mattina, ovile di Sinnai, in provincia di Cagliari. Un uomo arriva in scooter e spara. Muoiono Gesuino Fadda, 56 anni, il figlio Giuseppe, 24, e il dipendente Ignazio Pusceddu, 55. Il genero di Gesuino, Luigi Pinna, 29 anni, viene ferito e sopravvive.
Le indagini puntano su Zuncheddu, 26 anni, allevatore di Burcei, paese a pochi chilometri dall’ovile. Tra la sua famiglia e quella dei Fadda c’erano stati contrasti per il bestiame, con animali uccisi da entrambe le parti. Quella faida diventò il movente.
La testimonianza che cambiò il processo
Il passaggio decisivo è la deposizione di Luigi Pinna. Il sopravvissuto prima disse di non ricordare il volto dell’aggressore, poi indicò Zuncheddu. In aula, durante la revisione, Pinna ha raccontato di aver visto una foto dell’indagato prima dell’interrogatorio. Secondo lui gliela mostrò l’agente Mario Uda, che ha respinto l’accusa. La difesa ha costruito su quel punto la tesi dell’errore.
Ergastolo a 26 anni
L’8 novembre 1991 la Corte d’assise di Cagliari condanna Zuncheddu all’ergastolo. Lui si è sempre dichiarato estraneo ai fatti. Il suo alibi parlava di una mattina a Burcei, a casa di un fornaio, per scambiare un capretto con del pane raffermo. I giudici lo considerarono poco credibile e l’appunto del fornaio finì tra le prove dell’accusa.
Gli anni in cella sono oltre 32, dal 1991 al 25 novembre 2023. È la detenzione più lunga scontata da un innocente nella storia italiana. Un primato che pesa più di ogni altra frase.
La revisione e l’assoluzione
Nel 2021, trent’anni dopo la condanna, Mauro Trogu ottiene la riapertura del caso. La svolta arriva il 14 novembre 2023, con il confronto in aula tra Pinna e l’agente Uda. Dieci giorni dopo Zuncheddu esce dal carcere. Il 26 gennaio 2024 la Corte d’appello di Roma lo assolve per non aver commesso il fatto.
La sentenza viene depositata nell’aprile 2024. Le motivazioni contengono passaggi che non chiudono del tutto il quadro, e la formula non è quella piena. Il film sceglie di non entrare nel dettaglio tecnico: punta sull’uomo, sul tempo perduto e sulla battaglia del suo avvocato.
Cosa racconta Zustìssia
Il film dura 111 minuti, è distribuito da Piper Film e ha avuto l’anteprima in Sardegna l’8 ottobre 2026. Sullo schermo la vicenda copre oltre trent’anni in meno di due ore: molti passaggi processuali restano fuori, altri vengono condensati in poche scene.
Il cast principale di Zustìssia:
- Fabrizio Ferracane — Beniamino Zuncheddu
- Michele Riondino — Mauro Trogu
- Geppi Cucciari — ruolo di contorno nella vicenda giudiziaria
- Paola Giannini, Jacopo Cullin, Francesco Colella — avvocati, familiari e figure del paese
- Philippine Leroy-Beaulieu — nel cast internazionale
La regia è di Francesco Piras, al debutto nel lungometraggio. Il titolo è la parola sarda per giustizia e il film la usa come chiave di tutto il racconto, dalla prima udienza all’ultima parola della sentenza.
Cosa è vero e cosa è fiction
I fatti centrali sono documentati: la strage, la condanna, la revisione, l’assoluzione. I nomi sono quelli reali, compresi giudici e avvocati. Sui tempi il cinema si prende qualche libertà: 32 anni non stanno in 111 minuti, e alcune udienze vengono accorpate.
Le parti più romanzate riguardano i dialoghi e la vita quotidiana in carcere. Zuncheddu ha visto il film e ha detto che gli è piaciuto, perché lo ha riportato al giorno dell’arresto. Ha aggiunto una frase che vale più di una recensione: «Nessuno mi ha chiesto scusa».
Oggi Zuncheddu ha 62 anni. Ha raccontato di aver ricevuto solo un risarcimento parziale di 30mila euro, legato alle condizioni di detenzione, e di attendere ancora quello per l’ingiusta detenzione. Il Partito radicale sostiene una proposta di legge a suo nome, per garantire un anticipo economico a chi viene assolto dopo un processo lungo.
Perché il caso è diventato un simbolo
La vicenda è diventata un caso nazionale per una ragione semplice: 32 anni di cella per un reato che non ha commesso. Nel 2024, dopo l’assoluzione, il dibattito si è spostato sul risarcimento e sulla legge proposta dai radicali. La pellicola arriva in sala mentre quella discussione è ancora aperta.
Il regista ha scelto di non trasformare la storia in un film di denuncia contro le istituzioni. Il baricentro resta Zuncheddu, la sua famiglia e il lavoro di Trogu, che ha impiegato sette anni per arrivare alla revisione. Un dettaglio che spiega perché Zustìssia sia insieme un film giudiziario e un ritratto intimo.
Domande frequenti
Zustìssia è basato su una storia vera?
Sì. Il film ricostruisce la vicenda di Beniamino Zuncheddu, condannato per la strage di Sinnai dell’8 gennaio 1991 e assolto il 26 gennaio 2024.
Chi era Beniamino Zuncheddu?
Un allevatore di Burcei, in Sardegna, che aveva 26 anni quando fu arrestato. È stato in carcere oltre 32 anni prima dell’assoluzione.
Quante persone morirono a Sinnai?
Tre: Gesuino Fadda, Giuseppe Fadda e Ignazio Pusceddu. Luigi Pinna rimase ferito e fu il testimone chiave del processo.
Quando è uscito il film Zustìssia?
In anteprima in Sardegna l’8 ottobre 2026, in tutte le sale italiane dal 15 ottobre 2026, distribuito da Piper Film.
Il film è fedele ai fatti?
Nelle date e nei nomi sì. Comprime i tempi e ricostruisce i dialoghi, come è normale in un film. La frase di Zuncheddu sul risarcimento e sulle scuse mancate è riportata dagli organi di stampa.
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