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Springsteen: Liberami dal Nulla, la vera storia dietro Nebraska: cosa è vero e cosa è inventato

Il 23 ottobre 2025 è arrivato nelle sale italiane con il titolo Springsteen: Liberami dal Nulla, distribuito da Walt Disney Studios Motion Pictures Italia. In originale si chiama Springsteen: Deliver Me from Nowhere, dura 119 minuti e porta la firma di Scott Cooper, che lo ha scritto e diretto. Nel ruolo di Bruce Springsteen c’è Jeremy Allen White, quello di The Bear.
Non è una biografia completa. Il film sceglie una finestra stretta: la fine del River Tour, tra il 1981 e il 1982, e le settimane in cui Springsteen registra da solo le canzoni che diventeranno Nebraska. La sceneggiatura parte dal libro di Warren Zanes, uscito nel 2023, e prende qualcosa anche dall’autobiografia Born to Run del 2016. Il risultato sta nella stessa famiglia di The Smashing Machine e di Roofman, film che partono da persone vere e piegano la cronaca alle esigenze del racconto.
La vera storia: il disco nato in una cameretta
Dopo il tour di The River, il manager Jon Landau affitta una casa a Colts Neck, in New Jersey, per tenere Springsteen lontano dai riflettori. Lì il musicista compra un registratore a cassette a quattro piste e chiede al suo tecnico delle chitarre, Mike Batlan, di trasformare la camera da letto in uno studio di fortuna. Chitarra acustica, armonica, voce: nient’altro.
Siamo nel gennaio 1982. Springsteen pensa a un demo da far ascoltare alla band, non a un disco. Le canzoni però escono subito diverse da tutto ciò che la Columbia si aspetta dopo “Hungry Heart”, il suo primo pugno in top ten. Storie di operai, poliziotti, famiglie che si sfaldano, raccontate con voce bassa e un fruscio di nastro in sottofondo.
La canzone che viene da un delitto del 1958
Il brano che dà il titolo all’album ha una radice precisa. Springsteen vede in televisione “La rabbia giovane” di Terrence Malick, film del 1973 ispirato alla fuga di Charles Starkweather e Caril Ann Fugate, e si mette a studiare la vicenda: undici vittime tra il 1957 e il 1958, il Nebraska attraversato in auto, la morte annunciata. Poi scrive “Nebraska” in prima persona, dalla parte del killer.
Non è l’unica lettura dietro al disco. Nei testi entrano i racconti di Flannery O’Connor, il romanzo nero di James M. Cain e Jim Thompson, e i ricordi di un’infanzia a Freehold con un padre alcolista. Jon Landau ascolta la cassetta e capisce subito che non è materiale ordinario: sono canzoni spoglie, quasi sussurrate, senza ritornelli da stadio.
La scelta che il film racconta bene: buttare via un disco
Nell’aprile 1982 Springsteen entra in studio con la E Street Band per rifare tutto in versione elettrica. Le sessioni passano tra The Hit Factory e i Power Station di New York e producono pezzi che finiranno anni dopo su Born in the U.S.A., come l’omonima “Born in the U.S.A.”. Il risultato però non convince: il suono pieno cancella l’atmosfera dei demo.
Alla fine vince la cassetta. Nebraska esce il 30 settembre 1982 con dieci tracce, quasi tutte nella versione registrata in camera da letto, e arriva al numero 3 della classifica americana. Nessun tour, nessun singolo negli Stati Uniti, nessuna promozione: Springsteen vuole che il disco si difenda da solo. In copertina c’è una foto scattata nel 1975 da David Michael Kennedy, una strada di asfalto sotto un cielo bianco.
Cosa è inventato: Faye Romano non è mai esistita
Il personaggio interpretato da Odessa Young, Faye Romano, è il punto in cui il film si prende più libertà. Scott Cooper lo ha definito una figura di fantasia, costruita mettendo insieme diverse relazioni reali di Springsteen. Non risulta nessuna fidanzata con una figlia piccola accanto al musicista durante le sessioni di Nebraska.
La storia d’amore serve a dare al film una linea emotiva e un motivo per cui Bruce scappa. Anche la scena in cui Faye gli rinfaccia di non voler guardare in faccia le sue paure è invenzione narrativa, non un episodio documentato. Il resto del contesto intorno a lei, la casa di Colts Neck, il Stone Pony di Asbury Park, i locali di Freehold, è ricostruito su basi reali. Un metodo analogo a quello usato in La ragazza con la Leica, dove la biografia di Gerda Taro viene asciugata in due ore di film.
Il padre, la depressione, la terapia
La parte più solida del film è il rapporto con Douglas Springsteen, il padre, interpretato da Stephen Graham. Springsteen ha raccontato quella relazione in Born to Run: le notti in cui il padre non tornava, la tensione in casa, la paura di diventare come lui. La scena con la mazza da baseball difesa davanti alla madre va presa come ricostruzione simbolica, non come cronaca.
Documentata è anche la depressione. Springsteen ne ha parlato apertamente e ha raccontato di aver iniziato un percorso di terapia all’inizio degli anni Ottanta, nel periodo in cui la fama stava diventando ingestibile. Il film lo dice senza giri di parole e senza trasformarlo in spettacolo: è la parte più vicina alla realtà.
Il finale spiegato
Il film si chiude con un salto di dieci mesi. Bruce è di nuovo in tour, i genitori vengono a vederlo e Douglas, per la prima volta, gli chiede di sedersi sulle sue ginocchia. Quel dettaglio è invenzione: serve a chiudere il cerchio padre-figlio, non a documentare un episodio realmente accaduto.
L’epilogo vero è un altro. Nebraska arriva al numero 3, i pezzi scartati finiscono su Born in the U.S.A. del 1984, e Springsteen diventa la star che aveva provato a non essere. Il film non dice che Nebraska è oggi considerato uno dei suoi dischi migliori: lo lascia capire, e chiude sul silenzio invece che sul trionfo.
Il cast
- Jeremy Allen White — Bruce Springsteen
- Jeremy Strong — Jon Landau, manager e produttore
- Paul Walter Hauser — Mike Batlan, tecnico delle chitarre
- Stephen Graham — Douglas Springsteen, il padre
- Odessa Young — Faye Romano, personaggio inventato
- Gaby Hoffmann — Adele Springsteen, la madre
- Marc Maron — Chuck Plotkin, produttore e mixer
- David Krumholtz — Al Teller, dirigente della Columbia
Domande frequenti
Springsteen: Liberami dal Nulla è una storia vera?
Sì, nei fatti principali. Il film nasce dal saggio di Warren Zanes su Nebraska e ricostruisce le sessioni del 1982, la scelta di pubblicare i demo, il rapporto con Jon Landau e la malattia del padre. La cornice sentimentale è invece romanzata, come in Norimberga, altro film che parte da un libro e da un personaggio storico vero.
Chi era Mike Batlan?
Era il tecnico delle chitarre di Springsteen. Nel 1982 montò il registratore a quattro piste nella casa di Colts Neck e portò a Landau l’unica copia del demo, una cassetta. Nel film ha il volto di Paul Walter Hauser.
Faye Romano è esistita davvero?
No. Faye Romano è un personaggio creato per il film, come ha spiegato lo stesso Scott Cooper: un composto di più relazioni reali, senza una persona precisa dietro. Il nome non compare in nessuna ricostruzione delle sessioni di Nebraska.
Il film è stato un successo?
No. Costato circa 55 milioni di dollari, ne ha incassati circa 45 in tutto il mondo. Le recensioni hanno premiato Jeremy Allen White e Jeremy Strong, ma hanno criticato la scala ridotta della storia. L’anteprima mondiale era stata al festival di Telluride, il 29 agosto 2025.
Perché in Italia si chiama Liberami dal Nulla?
È la traduzione letterale di Deliver Me from Nowhere, il titolo del libro di Zanes e del film. Non è una frase inventata dal distributore: ricalca l’espressione usata per descrivere il senso di smarrimento da cui nasce Nebraska.
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